Trump ed il COVID-19

Maschera di Trump nell'immondizia
Photo by Max Letek on Unsplash

Quando un irresponsabile guida un paese.

Avrete sicuramente tutti seguito la questione dell’infezione di Trump, e consorte, da parte del COVID-19: credo nessuno sia riuscito a evitare di esserne aggiornato, visto che nonostante i problemi in patria, per diversi giorni, i telegiornali, non hanno parlato praticamente d’altro!

Molti hanno pensato che alla fin fine se la fosse cercata — l’infezione — visto il suo atteggiamento, e conseguente comportamento, nei confronti dell’uso delle mascherine e della, a detta sua, esagerazione sulla pericolosità del COVID-19 stesso.

Non sto nemmeno a discutere sull’ignoranza dimostrata in fatto d’igiene pubblica e alle sue scarse reazioni al presentarsi dell’epidemia negli Stati Uniti.

Non voglio nemmeno parlare del fatto che c’è chi dice che Trump sapeva a cosa gli Stati Uniti andavano incontro quando la cosa è iniziata in quel paese, e che a suo dire, non voleva allarmare i cittadini del paese annunciando le migliaia di probabili morti in quel paese.

Vogliamo poi discutere del cambiamento di atteggiamento che ma pubblicamente mostrato nei confronti del rischio COVID-19?

  1. Inizialmente l’ha definita meno pericolosa di una normale influenza;
  2. poi ha iniziato a, apparentemente, ricredersi, aumentando le situazioni in cui si faceva vedere con la maschera indossata, e facendo presente, che sebbene non la indossasse, in certe situazioni, l’avesse sempre in tasca la mascherina;
  3. in seguito all’infezione, e relativa terapia, ha fatto marcia indietro: di nuovo, a suo dire, risulta più pericolosa l’influenza stagionale. Affermazioni del tutto in contraddizione con quanto dicono le varie organizzazioni sanitarie nazionali, comprese quelle americane, e anche l’OMS, che però ignora perché l’accusa di essere al soldo dei cinesi.

Insomma un cambiamento continuo di atteggiamento nei confronti di questa pandemia che sta mettendo in ginocchio l’intero globo.

Ci sarebbe poi da considerare che in America, non esiste un sistema sanitario come il nostro, per cui se hai una assicurazione che copre questa malattia, puoi essere, forse, anche curato, altrimenti puoi schiattare senza che la cosa crei problemi ad alcun dirigente o politico degli Stati Uniti. È pur vero che il sistema sanitario in quel modo, se lo sono costruiti da soli, per cui, in teoria, nessuno dovrebbe lamentarsene; ma di certo le terapie ricevute dal presidente americano non sono quelle che riceverebbe un qualsiasi cittadino che si possa permettere un’assicurazione sanitaria.

Sarei poi curioso di sapere quante assicurazioni sanitarie americane accettano, al momento, nuove sottoscrizioni che includano l’infezione da COVID-19: ho il sospetto, ma non ho dati reali in merito, che siano gran poche, se non nessuna!

Adesso, la sua controparte politica inizia a mormorare, insomma nemmeno a voce troppo bassa, che iniziano a pensare d’invocare il 25° emendamento della loro costituzione. Qui trovate una veloce spiegazione di cosa si questo emendamento e di come funziona. Quello che risulta interessante è la seguente parte, inerente il comma 4:

L’articolo non indica alcuna motivazione necessaria per dar corso a tale iniziativa, non prevede, pertanto, che il Presidente sia colpito da impedimenti di qualche natura.

Quindi negli States è possibile defenestrare un presidente senza particolari motivazioni. Chiaro poi sono anche delle tutele per il deposto in questione, ma pare piuttosto azzardato che una semplice decisione di una persona e di parte delle camere sia sufficiente per levarsi di torno un presidente antipatico.

Parlo di antipatia perché, salvo non ci sia una qualche dichiarazione ufficiale medica che lo definisca insano di mente non si vede perché tentare di levarselo di torno in questo modo. Anche se ho il sospetto che molta di questa decisione sia legata alla volontà di Trump di far insediare una persona a lui amichevole, certa Amy Coney, nella Corte Suprema, dopo la scomparsa della giudice Ruth Ginsburg.

La sua fretta d’insediare in un nuovo giudice, chiaramente, è giustificata dal fatto che vuole far pendere, il collegio di giudici, dalla sua parte visto che, comprensibilmente, il numero di dei giudici della Corte Suprema è dispari. Piazzare la Coney, prima delle elezioni, porterebbe comunque il collegio più verso il proprio partito, che verso i propri nemici, per cui Trump vuole l’insediamento prima delle elezioni, nel caso dovesse essere sconfitto, sarebbe comunque un duro colpo ai suoi avversari politici, se ci riuscisse.

Alla fin fine sembra che a Trump interessi più aiutare i proprio colleghi di partito che essere rieletto, forse ha realizzato, o lo hanno realizzato i suoi gestori della campagna, che per lui le cose non si stanno mettendo molto bene a livello di elezioni.

Visto poi che adesso anche Twitter gli sta dando contro sempre più apertamente credo che molta gente stia cambiando idea su di lui, non per niente il suo avversario lo sta staccando nettamente anche negli stati in cui Trump era forte nelle passate elezioni. E questo sicuramente per lui non è un buon segno, non per quanto riguarda le elezioni quanto meno. Leggo sempre più spesso, tra gli articoli di blogger americani, la preoccupazione su cosa succederebbe a questo punto se Trump vincesse le elezioni, e sembra che sempre più gente sia spaventata all’idea che ciò accada; alcuni, e non pochi, paventano addirittura il rischio di una guerra civile!

Sinceramente non so, se Trump alla fine davvero spingerebbe verso una situazione del genere. Di certo affermazioni espresse, in un recente passato, a riguardo il fatto che non accetterebbe mai con le buone una sconfitta che arrivasse attraverso i voti via posta cartacea, non fa prevedere nulla di buono.

Se non altro, a seguito della sua disavventura con il COVID-19 pare aver modificato alcuni suoi propositi: giusto questa notte, in Italia, durante una intervista televisiva, sembra aver dato a intendere che potrebbe accettare una sconfitta anche se dovuta in maggior parte dai voti espressi dagli americani via posta ordinaria, come permesso in quel paese.

È pur vero che in questo mondo così fortemente accelerato così come cambiano le notizie nel giro di minuti, così pare anche le convinzioni dei Trump cambiano altrettanto velocemente. Di sicuro queste saranno le elezioni più ricordate, al di la del fatto che avvengono in piena pandemia, checché Trump dica, ma anche per uno dei due contendenti, del tutto fuori dall’agone politico abituale americano, e di conseguenza con dei comportamenti più da spettacolo televisivo che da campagna elettorale diciamo standard per quel paese.

Ora con la tegola del conto corrente in Cina del presidente le cose rischiano davvero di prendere una piega strana: Trump era stato quello che aveva attaccato Biden per aver avuto, in passato, avuto affari con Pechino, adesso come giustificherà, che a suo tempo dal 2013 al 2015, lui stesso ha, persino, pagato le tasse al paese del Dragone?

D’altronde da loro funziona così: più riesci e spalare “fango” addosso, in prossimità del giorno delle elezioni, e più hai possibilità di averla vinta!

Ormai la data dell’election day è prossima e resta poco tempo, sia a Trump che al suo avversario, per tirare a se i voti degli ultimi indecisi, che sicuramente saranno quelli che faranno prendere l’ago della bilancia elettorale, o per un contendente, o per l’altro.

Ci resta solo da attendere con pazienza che il fatto si compia e analizzarne le reazioni a caldo di quel popolo così strano e così ameno per noi europei!

 

J.C.

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