CoronaVirus — Persone positive: ed i loro diritti basilari?

Scrivo questo post perché ho un amico incastrato, suo malgrado, in isolamento forzato. Lui è sano: tampone negativo; purtroppo, però, uno dei suoi coinquilini è risultato positivo a test sul Covid 19, e la prima conseguenza pratica, è stata l’isolamento forzato di tutti gli abitanti dell’appartamento!

Ok ci sta: è positivo ad un virus estremamente virulento; e che lui sia isolato dovrebbe fargli capire che è già stato molto fortunato a poter passare la quarantena in casa, e non in ospedale.

Quello a cui non ha pensato, mentre, contro il consiglio di tutti quelli più sagaci di lui gli avevano dato, andava a fare lo sportivo dall’altro capo della città, è stata la conseguenza che meno lo tocca direttamente: ha inchiodato anche i suoi due coinquilini in questo blocco forzato, che si chiama quarantena.

Ok, ormai è successo, e non si può tornare indietro, però se questo tizio fosse stato un po’ più attento, ed avesse ascoltato i consigli ricevuti, in merito alle sue attività sportive, non sarebbero tutti e tre bloccati in casa: uno malato, e due con il terrore di essere infettati, loro malgrado, e nonostante cerchino di seguire le disposizioni impartite loro, a mo’ di compitini, ognuno dal proprio medico.

Le disposizioni sono quelle più facilmente prevedibili, e consigliabili dal proprio buon senso:

  • disinfettare continuamente i locali a cui si ha accesso comune, come cucina, bagno… insomma tutto, tranne la rispettiva camera da letto;
  • fare particolare attenzione ad usare la zona cucina per prepararsi i pasti uno alla volta. Ed a termine delle attività nutrizionali, provvedere alla disinfezione molto accurata di oggetti in uso comune, come i fornelli, i piani di lavoro, i lavabi, le posate (se non si ha la possibilità di averne un set individuale);
  • tenere con molta attenzione le distanze individuali di protezione, se possibile aumentandole visto che uno dei tre è positivo al tampone.
  • Usare mascherina di protezione, quando si è presenti in due o più nello stesso locale.

Insomma regole di comportamento che dovrebbero venire spontanee quando si divide un alloggio con dei coinquilini ed uno dei tre ha anche una normale influenza.

Ed invece che succede? Che proprio il contagiato è quello che più fa difficoltà ad adeguarsi a queste poche, elementari norme di buon senso igienico. E non importa che veda i coinquilino alterati perché lui sta girando per casa senza mascherina, o perché ha terminato il pranzo, e si e scordato di disinfettare il locale. Anzi magari pianta anche il muso perché lo trattano da appestato (senza rendersi conto che lo trattando da ragazzino quale si dimostra essere visto come si comporta.) Siamo arrivati al punto che ordina la spesa e si scorda di ordinare i presidi medici come i guanti monouso o i disinfettanti… tanto ci sono gli altri due che sicuramente ne hanno da prestargliene… chiaramente prestito senza restituzione!

Io capisco che l’infettato sia giovane, ma resta pur sempre un adulto in grado di gestirsi un lavoro, un appartamento condiviso e tutto quello che ne consegue: non può attaccarsi al fatto che sia il più giovane dei tre, e che tanto ci son quelli più vecchi che gli ricordano quello che lui, puntualmente, si scorda.

Poi ci sono le altre amenità da considerare che devono sopportare gli altri due: perché se è vero che l’unico malato è quello che più se ne frega, gli altri due, invece, ci stanno il più possibile attenti a fare le cose per bene. Fanno le pulizie, disinfettano prima (dando per inaffidabile il fatto che l’ammalato lo abbia fatto come parte del suo dovere di malato), e dopo, la zona cucina, i bagni e altre zone comuni. Fanno fare un giro alla lavatrice, a vuoto con solo della candeggina per disinfettare l’elettrodomestico, prima di metterci roba propria a lavare. Insomma fanno tutte quelle che cose che chiunque si trovasse nella situazione di dover condividere, forzatamente, casa con un infetto, fa senza pensarci nemmeno due volte sopra!

E volete sapere la beffa poi oltre al danno?

Dunque: hanno l’obbligo di quarantena: uno perché positivo, gli altri due perché dividono, volente o nolente, casa con lui. Questo comporta che non possono uscire, per nessun motivo dai muri perimetrali dell’appartamento. Si pone subito un problema: come si fa per la spesa? E per eventuali medicinali?

Io, solito fesso che pensa bene dello stato, ho pensato che una volta segnalati, qualcuno si sarebbe mosso per vedere se questi tre giovani uomini, bloccati in casa, stessero bene, o avessero bisogno di qualcosa.

In effetti i rispettivi medici hanno detto che sarebbero stati contattati un paio di volte al giorno dall’ufficio igiene per sentire come la situazione evolvesse. NESSUNO: dico nessuno si è fatto sentire. In più, prevedibilmente visto il divieto di mettere il naso fuori dalla porta, hanno ordinato la spesa ad un centro commerciale vicino casa. Il quale si consegna a domicilio, ma con un sovra costo di 5 € da intendersi come donazione volontaria alla croce rossa visto che sono i loro volontari a consegnare.

A me sta cosa puzza: i volontari della Croce Rossa Italiana non, e ripeto, non vengono pagati un centesimo. Allora perché qualcuno dovrebbe pagare per un servizio, che in questo caso è dovuto? Perché poi un centro commerciale decide che tu cliente devi pagare una sovra tassa perché cosi loro la donano alla CRI? Se il negoziante vuole fare una donazione, la facesse pure: ma con i propri di soldi!!! Non con quelli del cliente!

A me questa non torna proprio: ho consigliato loro di controllare che al momento della consegna, e pagamento, sia presente una voce chiaramente collegabile a questa pseudo donazione nello scontrino, o che il volontario della CRI rilasci una ricevuta per la quota dovuta per il servizio di consegna a domicilio. Se nessuna di queste due cose avviene, allora qualcuno ci sta mangiando sopra!!!

E la sola idea, che qualcuno stia facendo la cresta, sulla vita di questi ragazzi, bloccati in casa, isolati dai parenti, isolati dagli amici praticamente impossibilitati a ricevere sussistenza da qualsiasi faccia amica, mi fa andare il sangue alla testa e uscire il fumo dalle orecchie!!!

E comunque a questa cosa dell’obolo per la CRI voglio andarci a fondo: che sia ora o più avanti, perché davvero una associazione che non paga i volontari, e si fa pagare per un servizio fatto da questi ultimi non pagati, davvero è da segnalare, inteso che la CRI sappia qualcosa di questo fantomatico obolo del supermercato.

Pensare che mi stavo per proporre come volontario temporaneo proprio alla CRI quando ho scoperto questa cosa dell’obolo. Chiaramente ho cancellato i formulari, già compilati, che avevo pronto da inviare loro per la mia candidatura. Finché non chiarisco la cosa, non mi candido proprio per nulla!!!

JC

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