Perché ho chiuso l’account di Medium.com

Le motivazioni per essere arrivato a mettere in atto questa scelta sono varie. Quello che mi stupisce, almeno in parte, è l’averci messo così tanto, a mettere in pratica una scelta che di per sé avevo già preso anni fa.

Cominciamo dall’inizio però. Quando mi sono iscritto a Medium.com c’era una bella, e sana, comunità italiana. Si poteva pubblicare, ricevere riscontro su ciò che si era scritto, commentare e ricevere commenti sui vari articoli proposti sulla piattaforma. C’era persino una redazione pagata, non so quanto, per gestire il traffico dei pezzi scritti in italiano, e lo stesso valeva per i gruppi, più o meno numerosi, di scrittori di altre lingue.

Tutta questa cosa mi ha portato persino a pubblicare un’intero romanzo, sulla piattaforma, usando la vecchia metodologia della pubblicazione periodica dei capitoli.

La scelta di pubblicare periodicamente era più volta, inizialmente almeno, a darmi uno sprone a non mollare il lavoro iniziato. Credo sia capitato a tutti di iniziare un soggetto letterario ed interromperne la produzione, per i più svariati motivi: altri impegni, blocco dello scrittore, un altro progetto che sembrava più interessante. Insomma i motivi per cui abbiamo, più o meno tutti, pile di cose cominciate e mai terminate sono i più disparati. La pubblicazione periodica aiutava a non perdere il ritmo. Il fatto poi che se saltavano un settimana, qualcuno se ne lamentasse, era uno sprone aggiuntivo: voleva dire che c’era chi stava leggendo il mio racconto e che aspettava di poter masticare il nuovo capitolo, come programmato il sabato successivo.

Praticamente un libro di 19 capitoli, per circa 98000 parole scritto in 19 settimane. Devo dire che non credevo nemmeno io, di arrivare a terminarlo in così poco tempo.

Ho ricevuto discreti riscontri dalla piattaforma di Medium, ed ancora di più quando ho messo in download i libri su diverse piattaforme. Però, però, c’è sempre un però: rispetto al numero enorme di iscritti alla piattaforma, chiaramente noi italiani eravamo pochini, ma mi stava bene così.

E poi arrivò il primo tsunami sulla piattaforma: dall’oggi al domani tutte le redazioni, per le lingue diverse dall’inglese, furono licenziate: tutti coloro che scrivevano in una lingua diversa dall’inglese divennero dei diversi quasi sopportati a malapena. Fu dato risalto solo alle scritture nell’angelico idioma: noi non scrittori in lingua inglese, fummo quasi eliminati dalla timeline della piattaforma. Praticamente scrivere su Medium, non in lingua inglese, corrispondeva solo a perdere tempo. Tanto fu, che questa scelta imprenditoriale generò una enorme discussione tra i non anglofoni ed una massiccia emorragia di utenti non anglofoni dal sito.

Alcuni più eroici, e testardi, hanno tentato di creare nuove redazioni auto gestite, ma si sa quando una attività non porta in cambio qualcosa, chiunque se ne stanca in fretta e così è finita che le auto gestioni sono morte, anch’esse, perché non più gestite da nessuno.

Poco tempo fa ho fatto una prova: essendo stato inserito inizialmente come editore del tentativo, avevo accesso alla newsletter del gruppo. Ho provato a mandare un messaggio per chiedere chi fosse ancora operativo sulla piattaforma, degli italiani iscritti, circa 150. Come mi aspettavo mi hanno risposto in pochissimi, molti dei quali dicendo che nemmeno si ricordavano di quel tentativo di auto gestione della redazione italiana.

Insomma per coloro i quali non fosse ancora chiaro: su Medium o scrivi in inglese o non esisti. I miei follower sono rimasti quelli dei tempi in cui la redazione italiana esisteva ancora. Più una manciata di utenti, che si sono agganciati al mio account, solo perché hanno visto qualche mio, rarissimo, intervento in risposta in lingua inglese a qualche articolo che avevo letto.

A questo punto mi è stato chiaro che non c’è alcun futuro per chiunque non scriva in lingua inglese su quella piattaforma, e pur essendo di madre lingua inglese, avevo deciso che avrei scritto in italiano, cosa che continuo a fare chiaramente, ma non trovo più senso nel semplice importare i miei post, dai miei blog, avendo in cambio nulla… né un riscontro, né altro. E chiariamo il concetto: io non scrivo per vivere, scrivo per il gusto di farlo e con la speranza che a qualcuno piaccia quello che scrivo, cosa che pare essere, se non altro.

Quindi eccoci qui: ieri ho ripulito tutti i miei scritti dalla piattaforma, ho cancellato tutte le mie risposte, date nel tempo, e stamattina ho cancellato l’account. (E verificato che non fosse rimasto alcunché di mio, sulla piattaforma: scrivendoci dal 2017 poteva essermi scappato qualcosa!)

Resto presente sui vari blog e poco, come sempre, sui social. Se non altro adesso potrò concentrami su cosa scrivo, senza più perdere tempo nel cercare di scrivere PER Medium, ma scrivendo PER il (mio) piacere di farlo.

Se volete seguirmi mi trovate in questa piccola rete di blog: https://jcsh.eu

Alla prossima: torno a scrivere, davvero stavolta!!

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