Otto coltellate nel compiere il proprio dovere.

 

Mi domando a che punto siamo arrivati, in questo paese, se si può essere uccisi, con otto coltellate, per fare il proprio dovere. È quello che è successo a Mario Rega Cerciello, vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso stanotte, a Roma, durante un controllo in città, quartiere Prati (Riferimento sito Ansa qui).

Questo pover’uomo, era appena rientrato dal proprio viaggio di nozze, per cui oltre tutto, lascia una neo sposa, vedova, oltre a tutti i familiari, colleghi ed amici. E tutto questo per cosa? Per 100€ che era la somma che i due balordi fermati dall’arma questa notte, credevano di poter ottenere per un cavallo di ritorno per un borsello, o una borsa.

Può la vita di essere umano, al di là del proprio mestiere, valere così poco? Pare di si: visto che l’assassino ha colpito non una, non due, ma ben otto volte, pare l’ultimo fendente dato alla schiena dopo aver già trafitto il cuore del vicebrigadiere, con un coltello di non precisate dimensioni.

Io non so quale sia lo stipendio di un vicebrigadiere, ma qualunque sia la cifra, non sarà mai abbastanza per correre, giorno dopo giorno, questi rischi. Da quanto ho letto, anche il collega del vicebrigadiere è stato ferito, ma fortunatamente per lui in modo non grave.

Però, a questo punto, mi sorge un dubbio: forse le pratiche di fermo, e controllo, che attuiamo in questo paese vanno riviste se basta un coltello sfoderato improvvisamente, a creare un martire; forse non andrebbe permesso al fermato di scendere dalla macchina per il controllo. Quando lo si ferma, che sia una suora, un persona di colore o uno studente, non deve cambiare nulla come procedura, il fermato per il controllo deve sottostare a regole più stringenti, che non permettano di usare armi, in modo improvviso, contro gli agenti che stanno facendo il proprio lavoro.

Di solito, nei controlli, uno dei due agenti resta in macchina pronto a partire in caso di tentativo di fuga del fermato, una volta raccolti i documenti, l’agente sceso dalla volante, torna in macchina e provvede al riconoscimento tramite la radio.

In questa fase però, il fermato non è più sotto controllo ed il risultato, ahimè rischia di essere quello della fine del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello, o di altri suoi colleghi vittime del proprio lavoro in occasioni simili in passato.

Il sistema americano sarà forse più romanzato per noi, ma da quanto so corrisponde al reale modo di operare durante un controllo: una volta fermato il sospetto, innanzi tutto non si permette al fermato di scendere dal veicolo, per nessun motivo al mondo, almeno finché gli agenti non hanno capito con chi hanno a che fare. Se proprio si deve far scendere, l’altro agente deve avere sempre la traiettoria, verso il fermato, libera: così da poter sparare, anche usando il taser, non necessariamente la pistola d’ordinanza, in caso di bisogno.

Capisco che vedersi trattare in questo modo, anche fosse per un banale controllo a campione di routine, possa impressionare la gente, ma sinceramente preferisco diecimila automobilisti impressionati che un agente delle forze dell’ordine morto!

Chi di dovere, deve proporre, e far mettere in essere, pratiche più sicure per i nostri agenti delle forze dell’ordine: la loro sicurezza va protetta nel migliore modo possibile.

Per esempio, perché il vicebrigadiere non indossava il giubbotto anti proiettili? Gli avrebbe di certo offerto una qualche tipo di difesa dalla lama di un coltello!! E se non lo indossava, conoscendo i Carabinieri, era per certo, perché non era previsto in quella situazione.

Qui gli ordini devono venire dall’alto, almeno per i Carabinieri, visto che sono a tutt’oggi un’arma delle Forze Armate; poi chiaro, lo stesso discorso deve valere anche per gli agenti della Polizia di Stato, ma per loro, presumo, che gli ordini arrivino da altre strade, visto che dipendono dal Ministero degli Interni.

In ogni caso, chi di dovere, per entrambi i ministeri, deve aggiornare le disposizioni di sicurezza previste nei controlli, soprattutto in quelle situazioni, come quella a cui il vicebrigadiere è incorso, ossia fermare due persone sospettate fortemente di un reato in piena notte.

Da parte mia, per quanto possa valere, le mie più sentite condoglianze, alla moglie, ed alla famiglia tutta, del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello.

 

JC

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