CoronaVirus – Le aziende spingono per una riapertura immediata: possibile che pensino solo ai soldi?

Le varie associazioni di categoria, degli imprenditori, già contrari al blocco iniziale delle aziende, insistono sul fatto che si debba riaprire, e subito.


Impiegati al lavoro
Photo by Arlington Research on Unsplash

Niente, non mollano l’osso: gli imprenditori insistono sul fatto, che le aziende devono riaprire, tutte e subito. Come all’inizio si mostrarono contrari, al lockdown aziendale, per certe tipologie di aziende, tentando di fare pressione, sul Presidente del Consiglio, affinché non lo mettesse in pratica per le aziende considerate non vitali; adesso continuano il pressing, su Conte, affinché si sbrighi ad annullare, quel blocco, e faccia ripartire le loro ditte.

Motivo? Vogliamo pensare al più probabile, e banale, motivo? DENARO, non vedo, d’altronde, che altre motivazioni possano spingere, certi imprenditori, a voler la riapertura delle ditte, contro ogni parere scientifico/medico; Quest’ultimi continuano a spiegare loro, che una tale decisione potrebbe innescare un, tanto temuto, riavvio delle infezioni, chiamato tecnicamente, seconda ondata o ondata di ritorno.

Ora, io non ho una azienda, se non altro non ho una ditta con dipendenti, ma il mio pensiero sarebbe, per primo, rivolto al rischio della salute dei miei, eventuali, dipendenti.

Come diamine si fa a pensare prima ai soldi e, solo in seconda istanza, alla salute dei propri dipendenti? Molti imprenditori mi risponderebbero con qualcosa tipo: «Se non riapro subito, i famosi dipendenti, rischiano di non avere, più, un lavoro!»

Accettando per vero questo rischio, ne sono ben conscio: non sono stupido, credo che un dipendente preferisca essere vivo che non disoccupato!! E sfido qualsiasi imprenditore ad affermare il contrario! Io capisco la paura di vedere il lavoro di una vita sparire, ma non riesco a capire la cecità degli imprenditori nei confronti dei propri dipendenti: gente con famiglia, che vive con genitori, fratelli, figli. Come si fa a non tenere in considerazione il rischio, a cui si sottopone tutta questa gente, solo per riaprire la tua azienda, e farti fare soldi. Ok non solo per fare soldi, ma anche per salvare l’azienda.

In teoria, al salvataggio dell’azienda, starebbe provvedendo lo stato, in attesa dell’arrivo degli aiuti economici della UE, sebbene di entrambi mi fidi poco, resta comunque il fatto che si stanno muovendo, per cercare di dare aiuto alle imprese in difficolta: addirittura, questa volta, hanno incluso le partite IVA, che di norma sono ignorate dai governi, quando quest’ultimi si muovono nella direzione di aiutare, in qualche modo, le aziende.

Allora, cari i miei imprenditori, pensare un po’ meno al vostro portafoglio, magari già piuttosto gonfio, e pensate di più alla situazione in cui portereste, i vostri dipendenti, costringendoli a tornare al lavoro, in questa situazione di precario equilibrio tra (-)nuovi infetti e (-)morti da COVID–19.

Non riesce ad entravi in testa, che si fa, anche solo, un passo falso ora, si rischia di dover ricominciare tutto daccapo? Vorrebbe dire, che le vostre aziende dovrebbero ricomunicare il conteggio alla riapertura, di nuovo da ZERO. Lo avete considerato questo fatto? Perché sembrerebbe di no.

A tutte le lobby che stanno facendo pressione sul Presidente del Consiglio, affinché dia loro il permesso di riavviare le proprie attività imprenditoriali, fatevi un giro nelle varie unità di terapia intensiva: guardate come muore una persona infetta da COVID–19, e pensate che oltre a far correre il rischio ad un vostro dipendente, di far quella fine, in qualche parte aumentate il rischio, di farla voi stessi, quella fine.

Il mito del ‘tanto, a me, non può capitare è stato ampiamente smantellato da questo maledetto virus, che non fa distinzione su chi colpire: gli frega assai, al virus, se chi colpisce sia un imprenditore o un dipendente stipendiato. Lui attacca, colpisce e cerca di uccidere. E non pensiate nemmeno cose del tipo: ‘d’accordo, tanto la maggioranza dei colpiti sono asintomatici, magari ce l’ho già, e sto benissimo lo stesso.

Primo non avete il modo di sapere se siete, o meno, positivi asintomatici; secondo sarebbe davvero un pensiero meschino anche per un imprenditore!!

Per cui, cari imprenditori, mettetevela via: dovete aspettare come aspettiamo noi, sigillati in casa, che venga il momento in cui si possa ripartire, con una parvenza di normalità. Perché per quanto arriverà un momento in cui diremo che l’epidemia è sconfitta, sono fermamente convinto, che nulla sarà più come prima.

L’isolamento, la chiusura delle aziende, il distanziamento sociale, sono tutte cose che qualsiasi, anche solo apprendista, psicologo, vi direbbe che lasceranno il segno, in ognuno di noi, e non solo a chi ha perso un caro, o un amico, in questa guerra contro il COVID–19, ma in tutti noi, chi per un motivo, chi per un altro: nessuno ne uscirà indenne!

Quindi non date motivi in più, ai vostri dipendenti, di aggravare la propria situazione psicologica, già fragile, per al momento che stiamo vivendo. Cercate piuttosto di esser loro vicini: un datore di lavoro dovrebbe, in questo momento, essere qualcosa di più che un dirigente, dovrebbe anche far sentire la propria preoccupazione, per ogni singolo proprio dipendente, farsi vivo, un colpo di telefono, un messaggio su una piattaforma di IM, insomma un gesto che faccia capire che oltre a pensare a fare soldi, pensate anche ai vostri dipendenti come a delle persone che sono in difficoltà, per la situazione attuale.

Forse mostrando una maggiore umanità, sarete visti meglio dai vostri dipendenti, e non solo come quello che vuol riaprire per fare più soldi!

Pensateci, cari imprenditori, che insistete per riaprire tutto e subito, pensateci un attimo, con il cuore, e non con il portafoglio, in mano: sicuramente sarebbe un gesto che in un futuro, prossimo o remoto che sia, vi darà qualcosa in cambio, che non sarà sicuramente denaro, ma sarà in emozioni ed umana comprensione, da parte dei vostri dipendenti.

E credo che questo tipo di ritorno non abbia prezzo!

 

J.C.


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