La calata degli avvoltoi è sempre rapida, e spesso fuori luogo.

La morte di un servitore dello stato, Stefano Paternò, come mezzo per fare propaganda!


 

La notizia della morte di un nostro militare in Sicilia, chiaramente mi colpisce e mi fa stare male: in quanto ex militare di carriera, un collega perso, resta sempre un collega perso, indipendentemente dal motivo per cui esso sia morto.

Come riporta la testata digitale NewsSicilia.it in questo articolo, secondo le prime indiscrezioni, Stefano Paternò, di Misterbianco (Catania), sarebbe morto nel suo appartamento nella notte tra lunedì e martedì scorso. 

Il quotidiano prosegue con quella che io definisco una azione di sciacallaggio giornalistico che sarebbe da punire, testualmente scrive il giornalista: “Si ipotizza che il decesso possa essere correlato alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, che il militare avrebbe ricevuto la mattina del lunedì. La sera dopo l’iniezione lo stesso avrebbe accusato dei malori, tra cui una febbre molto alta, che dopo qualche ora non avrebbero lasciato scampo.

Se non altro, Michele Fontana, il giornalista che firma l’articolo, forse avendo capito che si era spinto troppo in là, poi aggiunge anche: “Non ci sarebbero al momento prove tangibili sul nesso morte–vaccino, in ogni caso pare che l’uomo non soffrisse di alcuna patologia che dunque avrebbe potuto compromettere il suo stato di salute dopo l’inoculazione. Intanto si starebbe cercando di fare luce sul caso e soprattutto capire se ci sia realmente il collegamento con il vaccino. Le indagini sono in corso.

Io mi domando: ma il procurato allarme in questo paese non era un reato? Allora come gli salta in mente al giornalista di ipotizzare che la morte del povero Stefano, sia dovuta all’inoculazione di un vaccino? Addirittura il giornalista fa anche il nome specifico di quale, dei vari, vaccini in circolazione in Italia, sia il colpevole dell’omicidio!

Quando vedo queste situazioni, in cui un giornalista chiunque, per avere cinque minuti di notorietà, si azzarda a scrivere certe supposizioni, davvero non ci vedo più dalla rabbia. Ha idea il signor Michele Fontana, dell’allarme che avrà generato, in tutta l’isola, con un articolo simile? 

Chiaramente lui se l’è giocata a livello statistico: può avere ragione o torto, esattamente al 50% delle possibilità. Se avrà torto, ci sarà, forse, un trafiletto in cui si scuserà per quanto pubblicato. Dovesse mai avere ragione, allora potrà girare, gongolando, per la sua redazione dicendo “che avevo detto io? Colpa del vaccino!“.

Quello che mi fa specie, sempre che in un giornale online esista la figura, è il suo capo redattore che ha permesso la pubblicazione di una simile stupidaggine: quell’articolo andava bloccato o modificato, punto!

Non si può giocare con le paure della gente, specialmente in questo periodo di pandemia, dove ogni notizia, specialmente quelle negative, possono creare danni incalcolabili nella fiducia del cittadino verso l’unica, attualmente, risorsa che abbiamo contro il COVID-19!

Io spero che la stessa procura che sta indagando sulla morte del povero Stefano, indaghi anche sull’operato di Michele Fontana, perché davvero certi esempi di giornalismo vadano sanzionati immediatamente.

Sono per la libera informazione e libera stampa, ma a patto che ci siano informazioni vere da comunicare al cittadino, non speculazioni provenienti, da chi dovrebbe, in primis, verificare sempre la certezza delle affermazioni che riposta su un servizio pubblico come un giornale, in carta o online che sia.

Il signor Fontana avrebbe dovuto attendere quanto meno il responso dell’autopsia, che sicuramente la procura avrà già disposto, prima di lanciarsi in simili affermazioni ed accuse!

Alla moglie di Stefano, ed ai suoi congiunti, porgo le mie più sentite condoglianze: come ho già detto, perdere un collega fa sempre male, ma perdere un marito, ed un padre, credo non sia nemmeno immaginabile come dolore.

A Michele Fontana dico solo: VERGOGNA!

 

JC

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