CoronaVirus – E siamo arrivati al 1° Maggio 2020

 

Una festa dei lavoratori che, credo, passerà negli annali della storia, per come dovremo viverlo oggigiorno.


Avevo deciso di scrivere un post sulla famosa lettera scritta dai vescovi al PdC. Prima ancora avevo deciso di far passare 24 ore almeno prima di scriverlo; se l’avessi scritto, sui due piedi, sarebbe stato un post davvero cattivo.

Ma le novità corrono veloci ai nostri giorni e la stupidaggine scritta da quegli idioti, ormai è già vecchia; superata dalle novità della piccola riapertura del 4 maggio. Inoltre il Papa, ha risolto egregiamente la questione. Ha detto chiaramente loro, il giorno dopo l’invio della famosa lettera, di ubbidire alle norme emesse. Ed almeno, stando alle notizie riportate dai vari giornali, sembra che abbiano recepito il messaggio.

Tornando ad oggi:

Come da previsioni i vari giornali online, e telegiornali, sono in gran parte, e giustamente, dedicati ai lavoratori più sotto la lente d’ingrandimento, del pubblico, in questo periodo: medici ed infermieri.

Quello che temo, e come me, lo confessava anche una dirigente di categoria, è che, passata la crisi, le cose tornino come prima: che lo stato riprenda a cannibalizzare il servizio sanitario nazionale, e che il personale, che tanto viene decantato come eroi, tornino al silenzio che li avvolgeva prima dell’avvio della pandemia.

Questo paese ha dimostrato, troppe volte, di avere la memoria corta: basta vedere come alcuni personaggi ancora tentino di farci vedere le cose buone fatte dal Benito ai suoi tempi. Sembrerà un confronto paradossale, ma a mio parere non lo è per nulla: se la gente ha dimenticato così in fretta le leggi razziali, le persecuzioni, l’imprimatur di (voglia di diventare un) impero italiano che il Benito aveva, figuriamoci quanto ci metteranno a scordare i tanto decantati angeli custodi delle nostre sale di rianimazione.

Il popolo è una bestia strana tutto sommato: tende a ricordare cosa gli fa comodo, ed è innegabile che a fine emergenza, i medici e gli infermieri torneranno ad essere quelli che mangiano a sbafo lo stipendio rubando allo stato la paga, oltre a quello che si prendono con le visite private. Gli infermieri torneranno quelli che cercano di fare il meno possibile per far passare le proprie ore di turno. Perché è così che mi ricordo che venivano descritti medici ed infermieri degli ospedali sino a nemmeno quattro mesi fa, da chi aveva avuto a che fare con gli ospedali.

La bestia popolo ha la memoria compartimentata, ma a differenza di chi ce l’ha per davvero, riesce anche ad accedere alla memoria più comoda: non importa, poi, che sia una memoria falsata, perché frutto di sentito dire, più che di fatti reali, vissuti in prima persona.

Parlando di Sanità

Io, negli ultimi vent’anni per motivi personali, gli ambienti ospedalieri li ho vissuti molto, in prima persona, e come paziente, non come medico. Non nascondo che in taluni, rarissimi, casi anch’io ho avuto a che ridire, su alcune posizioni e mentalità, di uno sparuto numero di medici, ma appunto era sparuto il numero, rispetto alla massa con cui ho avuto a che fare. E non per questo mi sono mai permesso di pensare, neanche lontanamente, che tutti i medici fossero così!!! Nel mio caso, poi, non li accusavo certo di non voler lavorare: erano divergenze sulle metodologie e terapie, non sul modo di lavorare di quei pochi medici a cui mi riferisco.

Per quanto riguarda, poi, gli infermieri, ho sempre avuto (forse la fortuna diranno alcuni) di avere sempre avuto a che fare con persone molto preparate, disponibile, ma soprattutto molto empatiche. Caratteristica, l’empatia, che a mio avviso, è fondamentale, per chi fa questo mestiere. In vent’anni di frequentazione di ospedali, non ho mai e ripeto mai avuto da ridere con un/a solo/a infermiere/a. E fidatevi se vi dico che ho avuto a che fare con centinaia di loro!!

Festeggiamenti in sordina.

Insomma siamo al primo di maggio, festa dei lavoratori, ma una festività in sotto tono, come tante altre in questi ultimi mesi appena trascorsi. Niente concerto in piazza a Roma, niente cortei di lavoratori, niente di tutto quello a cui siamo sempre stati abituati a vedere nell’occorrenza di questa questa festività.

Penso anche, però, che siamo a tre giorni dalla riapertura, parziale, del lockdown che abbiamo appena vissuto. Lunedì le strada non le riconosceremo: vie e piazze, che ormai eravamo abituati a vedere deserte, saranno percorse da gente che non metteva fuori il naso da mesi. Le aziende rivedranno i propri lavoratori, prendere il loro posto alle loro abituali scrivanie.

Ma nulla sarà come prima! In ufficio lo smart working, che si dovrà mantenere in atto se si vuole riaprire, terrà gli uffici mezzi vuoti, perché per poter lavorare, e salvaguardare le distanza di sicurezza, non si potrà più stare tutti in ufficio come prima: metà lavoreranno in ufficio e meta da casa: è inevitabile. Sarà da capire, però, se questo nuovo modo di vivere l’attività di lavoro, sarà temporaneo, oppure definitivo.

A fine emergenza, ossia solo quando ci sarà finalmente un vaccino contro il COVID–19, e quando la stragrande maggioranza di noi si sarà vaccinata, come sarà la realtà lavorativa? Si manterranno le configurazioni attuali? Ossia metà in ufficio e meta a casa —a rotazione ovviamente—? Oppure si tenterà di riportare il tutto a come era prima; quasi a tentare di dimenticare cosa abbiamo passato, per colpa di questo virus?

COVID-19 Qualcosa di buono l’ha portato?

Sicuramente l’unica cosa buona che ha portato il COVID–19 è stato il lavoro remoto, o smart working come amano chiamarlo in nostri giornalisti e politici. È indiscutibile che il fermo di tanti mezzi di locomozione ha avuto effetti positivi sull’ambiente, ma saremo capaci di continuare a comportarci nello stesso modo? E se si, i datori di lavoro, vorranno giocare al ribasso, con la scusa che ’tanto lavori da casa!!’?

Si vedrà in quella situazione, chi saranno le persone sagge e chi, invece, saranno le persone stolte. Buttare alle ortiche il know how che si è costruito, sul lavoro remoto, sebbene per necessità, lo troverei tremendamente sciocco. Pur non più succubi di questo virus, accetteremo di mantenere il lavoro remoto? Questa è una domanda che sicuramente va posta più agli imprenditori, che ai dipendenti. Sebbene i dipendenti avranno scoperto, in questo periodo, che il lavoro da casa non è tutto rose e fiori.

Il lavoro in presenza da più occasioni di distrarsi: la chiacchiera con il collega, l’immancabile riunione davanti la macchinetta del caffè, la pausa pranzo mangiando le solite schifezze in qualche locale vicino all’ufficio. Insomma sono tutte situazioni che da casa non si vivono. E seppure lavorare in pigiama, possa essere un’idea attraente, dobbiamo ricordare la differenza, e bella grossa, tra il lavoro remoto ed il free lancing.

Il secondo sarebbe quello più comodo per tutti: essere free lancer, ti permette di lavorare quando vuoi, come vuoi, da dove vuoi: l’importante è che alle scadenze previste presenti quello che devi, da contratto e da accordi con il titolare.

Il lavoro remoto ha portato solo cose negative?

Il lavoro remoto, molti lo hanno scoperto sulla propria pelle, non è la stessa cosa: vanno rispettati gli orari di lavoro dell’ufficio, si tende a non fare pause, per paura di essere cercarti proprio nel momento in cui ci si allontana per un caffè; finché le scuole non riapriranno in presenza si hanno i figli a casa da seguire, mentre si lavora. Insomma il lavoro remoto per molti, alla fine, non si è dimostrato così accattivante, come sembrava come concetto.

Eppure qualcosa mi dice, che diventerà parte delle metodologie di lavoro future, anche ad epidemia conclusa. Sarà da vedere se lavorare da casa sarà conveniente, o meno, considerando anche i contro, oltre ai pro, come guadagnare le ore di viaggio per andare e tornare dal lavoro, poter lavorare da un ambiente che ci è familiare, non dover abbozzare al collega quando abbiamo al giornata no; insomma: non ci sono solo pro nel lavoro remoto, ci sono anche tanti contro, che andranno scoperti man mano si porterà avanti questo modello di lavoro, sempre che gli imprenditori vedano la convenienza nel mantenere questa modalità di lavoro in essere.

Concludendo:

Oggi è la festa del lavoro e dei lavoratori, ma quanti di quest’ultimi, davvero, stanno pensando a come il lavoro sia già cambiato, e quanto altro cambierà, in futuro, per colpa o per merito, del COVID–19?

Voi con il lavoro remoto, se avete potuto praticarlo, come vi siete trovati? Lo vorreste come modalità di lavoro permanente? Oppure alla fin fine, dopo questo seppure breve, assaggio preferireste operare dall’ufficio, così da tenere divisi i due mondi: quello del lavoro da quello domestico?

Fatemi sapere cosa ne pensate, se volete.

J.C.


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2 pensieri su “CoronaVirus – E siamo arrivati al 1° Maggio 2020

  1. Per uno come me sarebbe una tragedia lavorare da remoto, almeno nel primo periodo: riuscire a rispettare il giusto carico di lavoro senza mancarsi di rispetto non è facile. Probabilmente finirei in modalità “lavoro continuo”…. Credo servano giuste strategie ed equilibrio per “imparare” il corretto modo di lavorare agilmente da casa.

    1. Il problema è sempre lo stesso: confondere lo smart working con il freelance…

      Molti pensavano che lavorare da casa fosse una cosa ‘fica’ perché erano diventai tutti all’improvviso freelancers… ma non si sono resi conto che mantenere gli orari di lavoro dell’ufficio, anche da casa, non è poi così né facile, né comodo, ne bello.

      Per certi versi è quasi peggio che non lavorare dall’ufficio.

      Come dici tu il trucco, se così lo possiamo chiamare, sta nel trovare un giusto equilibrio tra spazi ed orari per non farsi sopraffarre dal lavoro da casa.

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