Trump e le mancate considerazioni…

Stamane, sui vari siti di informazione, si ricorrono le notizie sull’attentato, fallito ieri, a New York. Ognuno, chiaramente, espone le proprie elucubrazioni sul perché questo attentato sia stato tentato. Sebbene, dopo pochissimo tempo, il perché è stato chiarito dallo stesso attentatore: voleva vendicare i palestinesi colpiti, a suo dire, dall’affronto fatto da Trump nel dichiarare (non mi risulta poi che l’abbia mai dichiarato) che Gerusalemme sia la capitale d’Israele.

Domanda: Trump avrà preso in considerazione le conseguenze della sua decisione di portare l’ambasciata americana a Gerusalemme? O pensava che siccome lo ha deciso lui, non ci sarebbero stare conseguenze —quantomeno locali—?

Molta gente, sin dal momento che la decisione di Trump è stata resa nota, ha cominciato a preoccuparsi delle conseguenze: era chiaro che i palestinesi non sarebbero restati a guardare dopo quella dichiarazione. Alcuni cavillano sul fatto che Trump non ha mai detto: «Gerusalemme è la capitale d’Israele: ha solo deciso di spostare l’ambasciata li!!»

Vero, ma visto che, di norma le ambasciate, gli americani le aprono nelle capitali dei paesi ospitanti, va da se che trasferire li l’ambasciata, corrisponde a confermare che Gerusalemme sia la capitale di Israele!!

Cosa pensava Trump, nel prendere questa decisione? O meglio: ci ha avrà pensato alle conseguenze? Oppure ha solo preso una palla la volo, per cercare di risollevare la sua notorietà, che a quanto mi risulta è in caduta libera, negli States?

Dico cogliere la palla la balzo, perché, di sicuro, qualcuno gliel’ha fatto notare che diversi presidenti americani, sino ad Obama, hanno tutti promesso di definire Gerusalemme la capitale d’Israele, salvo poi durante i propri mandati, dimenticarsi della questione, vuoi per comodità politica, vuoi per altri motivi. 

Dal canto suo Trump si aggrappa, a questa cosa, per dare una motivazione alla sua decisione: «Vedete? Tutti lo promettevano, ma solo io l’ho fatto diventare una realtà!»

Sicuramente uno spot politico potente, all’interno del suo paese, ma davvero credeva, che i guai che ne sarebbero seguiti, sarebbero esplosi solo in terra palestinese o israeliana? Davvero è stato così ingenuo? Sinceramente mi viene difficile da credere: un personaggio come lui, con l’esperienza che ha nel fare affari, non può non aver considerato tutti i pro e contro di una mossa del genere.

E per quanto sperasse di cavarsela con una guerra tra poveri ben distanti da casa, non è passata nemmeno una settimana, che il primo attacco, in casa, chiaramente esplicitato come figlio di quella scelta è arrivato; e non ci sono dubbi che quell’attacco sia figlio della sua scelta: l’attentatore stesso è stato lapalissiano su questa cosa: «L’ho fatto per vendicare l’affronto fatto alla Palestina, dichiarando Gerusalemme la capitale d’Israele — torna l’assunto che spostare l’ambasciata li, stia a significare che Trump abbia così inteso dichiarare la città la capitale dello stato israeliano —

Quello che temo, è che questo sia solo il primo di una serie di gesti sconsiderati che gli americani dovranno affrontare, che piaccia loro o meno. La mossa del loro presidente, per i palestinesi quanto meno, ma anche per molti altri paesi arabi, visto le reazioni di molti di quei paesi alla decisione, viene, quasi, considerata come un atto di guerra, fatto ad una intera cultura, non ad un solo paese. E ci serviva solo questo per migliorare —si fa per dire— la situazione già tesa, al limite, in altre parti del mondo, come la Corea del Nord, per esempio.

Ma che gli passa in testa a quell’uomo? Non riesce a capire che genere di pasticcio abbia creato, con una tale decisione? 

Ed il premier Israeliano? Forte della decisione del presidente degli Stati Uniti d’America, Netanyahu arriva, bel bello in Europa, e si dice convinto, ossia da per scontato, che siccome Trump ha deciso così, tutti gli appartenenti alla O.T.A.N. debbano adeguarsi alla sua decisione, dando ufficialità alla propria accettazione, di questo si tratterebbe, della scelta di Trump e quindi che si adegueranno. 

Fortunatamente la Mogherini, —Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri— giusto oggi, gli ha risposto per le rime, con qualcosa che suonava come: «Se la mettesse pure via che gli europei seguano Trump in questa scellerata decisione!!»

Capisco Netanyahu: sperava che la sola parola di Trump fosse legge per chiunque dipendesse in qualche modo dagli Stati Uniti d’America, e l’Italia, se non altro in quanto partner dell’O.T.A.N. dipende dagli States per molte cose, però esiste un limite a tutto: e questa faccenda suona come un limite invalicabile per l’Italia e, quasi, tutti gli appartenente alla comunità europea; e per fortuna!!

Io non so che altro abbia da tirare fuori, dal cilindro delle follie, il signor Trump, prima che lo liquidino; e dico liquidino perché, sono più che convinto che, non arriverà a fine della legislatura quell’uomo, o, quanto meno, me lo sto augurando di cuore per tutti gli americani che conosco e, perché no, anche per tutti gli altri. 

Quello che temo maggiormente è che si metta in testa di mettere al loro posto quelli della Corea del Nord: pare non capire che rischio sia solo parlare di questo genere di soluzione. Capisco che fare la voce grossa, in questo specifico caso, ha un suo perché politico, ma temo, fortemente, che se non trattenuto dal farlo, rischi di passare dalle minacce ai fatti reali, il che, non serve che vi spieghi perché, diverrebbe una grossa gatta da pelare per tutti, europei compresi, visto che sarebbe uno scontro tra due folli, nel vero senso della parola. E giusto per non farci mancare nulla, il capo della Corea del Nord, probabilmente, avrà altri pazzi al suo servizio, che non fanno altro che spingerlo, tutti i giorni, a mettere in atto le sue minacce verso gli Stati Uniti d’America.

Chissà, se come nelle forze armate statunitensi, esita una legge che permetta a qualcuno, in caso di manifesta incapacità o lucidità mentale del presidente, possa sollevarlo dall’incarico sui due piedi. Se non hanno una legge del genere siamo davvero nelle mani di un personaggio che pare basare tutta la sua politica estera, sulla dose di testosterone che gli circola nel corpo al momento di prendere decisioni; il che, capite bene, non è una bella situazione per gli americani, ma nemmeno per noi.

Concludendo: sembra davvero che il 2017  si chiuda, con la forte necessità che ognuno, per la propria religione di appartenenza, debba pregare, e pregare molto, affinché le cose si sistemino in qualche modo: un infarto, un ictus, un colpo apoplettico sarebbero davvero provvidenziali per gli Stati Uniti d’America, come per tutti gli altri paesi del mondo. 

Loro se sono eletto, ma perché dobbiamo rischiare di dover pagare un conto molto salato, noi che non ce lo siamo scelto?

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