Lavoro in remoto: si può viverne?

Quando i soldi sono l’unico parametro per un preventivo!

Io, da diversi anni, per motivi di salute, lavoro fondamentalmente in remoto: ho clienti di cui non conosco nemmeno l’aspetto fisico, e loro non conosco il mio.

Direte voi, ma come è possibile lavorare per, o con, qualcuno che nemmeno si conosce di persona? Questa è l’anima del telelavoro, o meglio, del lavoro in remoto, per quelli che, come me, lavorano come indipendenti, ossia non inquadrati in un contratto a tempo (in)determinato sotto nessun titolare.

Facciamo un po’ di ordine: ho lavorato per 20 anni per un ministero; ero ben contento del mio lavoro tanto da continuarlo, per l’appunto, per circa 20 anni. Alle fine, però, per diversi motivi, ho deciso di mollare tutto e ricominciare una nuova vita.

A 39 anni, quindi, ho deciso di lasciare il mio lavoro statale, con stipendio sufficiente a garantirmi una vita più che decente inclusa una buona tredicesima, per una nuova attività, come privato, con il mio migliore amico, ed alcuni altri. Il settore era sempre lo stesso, ma come potete ben immaginare la situazione era totalmente diversa: niente stipendio fisso, ma stipendio commisurato alle entrate dell’azienda, almeno inizialmente.

La cosa è durata per qualche anno, ma arrivati ad un certo punto, mi sono reso conto che fare un’azienda con degli amici che, non conoscevo evidentemente così bene, non era stata un’idea saggia: avevo una sensazione da dipendente molto più forte di quando lavoravo per il ministero, e le cose non andavano nella direzione che volevo andasse questo nuovo lavoro. In più certi amici si sono dimostrati, alla fine, solo dei mezzi delinquenti ed incompetenti nel ruolo in cui avrebbero dovuto essere, invece, non dico dei maghi, ma dovevano andarci vicino.

Ma tornando alla questione base: in quel periodo, sono iniziati anche i problemi di salute. Per un po’ ho fatto diversi lavori, misti a periodi di pausa dovuti alla malattia.

Mi si è presentato allora il problema di reinventarmi, con la consapevolezza, che sarebbe stato improponibile cercare un nuovo lavoro da dipendente: chiunque si fosse informato dai miei precedenti titolari, avrebbero saputo, ben presto, che ero una miniera di ore di assenza per malattia.

Purtroppo per la mia malattia, al momento, non c’è la possibilità di chiedere una posizione di disabilità o qualcosa di simile, per cui chi mi avesse voluto assumere, doveva tenere conto della mia situazione di salute, sapendo di non avere alcun interesse, a livello di contratto, di avermi nel proprio organico: fossi riconosciuto come disabile, avrebbero dei guadagni dall’assumermi, mentre nel mio stato giuridico attuale, ci vanno solo a perdere.

Tutto questo mi ha portato a scandagliare le varie possibilità di lavoro in remoto che il mercato del lavoro offrisse.

E qui l’asino, non solo è caduto, ma lo ha fatto di testa!!!

In questo paese i contratti in remoto sono previsti, e molto malamente anche, solo per figure già assunte a tempo indeterminato nella propria azienda. Per il resto vige l’anarchia più totale: chiunque può darti un lavoro in remoto, ma fa i prezzi che vuole lui, non hai garanzie, come copertura medica o ferie, non vengono versate marchette in quanto il 99% delle proposte è, chiaramente, in nero.

A questo punto l’unica alternativa era convincere dei clienti, che certi servizi potevo proporglieli e gestirglieli senza dover essere fisicamente in sede e, di conseguenza, a costi decisamente competitivi.

Va da sé che questo tipo di proposta di lavoro, deve escludere assolutamente la richiesta di un lavoro, con assunzione a tempo indeterminato: se ci provi ti liquidano subito, affermando che stai solo cercando di procurarti un lavoro fisso, spacciandolo per un servizio innovativo.

A questo punto è subentrato il mio migliore amico. La mia proposta l’ha intrigato abbastanza da volerne parlare. Così dopo aver discusso di alcuni particolari tecnici, abbiamo iniziato, o meglio lui ha iniziato in quanto lui fondamentalmente è un ottimo venditore, a proporre i miei servizi in remoto alle aziende.

Via dirò non è stato poi così difficile: in questo specifico caso, mi occupo di servizi informatici, e con il mio amico, abbiamo scoperto le richieste economiche, quanto meno assurde, imposte dai venditori degli stessi servizi, ma tramite canali ufficiali di grosse aziende del settore o multinazionali.

Mi spiego con il caso di un mio cliente: questo cliente ha chiaramente in uso un sistema di posta. Questo sistema, che copre circa una trentina di utenti, ma con migliaia di mail per utente all’anno, veniva pagato a migliaia di euro all’anno. In più qualsiasi variazione necessaria, che so l’aggiunta di un utente, o la messa in atto di una regola alla posta in entrata, andava pagata a parte, a costi altrettanto assurdi, e con tempi di applicazione che andavano dalle 24 alle 48 ore lavorative.

In più, dovendo questo cliente, spedire mensilmente la fatturazione ai propri clienti, ogni mese dovevano coordinarsi, con l’azienda fornitrice del servizio di posta, che doveva fare non si sa che manovre per permettere di spedire la fatturazione; questo perché se l’amministrazione spediva in blocca tutte le fatture senza preavviso, il sistema di posta andava in blocco totale.

Non è stato difficile far capire, ai CEO dell’azienda, il risparmio che avrebbero avuto avendo, pur pagandosi un loro server e la connettività, più l’attivazione del sistema di posta, poco meno di un mese di contratto con il fornitore precedente; in più il vantaggio di avere un loro server, presso la loro azienda, in grado di fare tutto quello che gli serviva praticamente nel giro di massimo 30minuti, un’ora.

Oltre la spesa iniziale, dovuta all’acquisto dell’hardware e all’attività di configurazione del server di posta, aggiunta utenti, creazione set di regole di base in base alle alloro necessità, avrebbero avuto da pagare solo una quota mensile, per la manutenzione ed i necessari aggiornamenti di sicurezza e del OS, corrispondente a molto meno di quello che pagavano mensilmente prima.

Considerate inoltre che, il provveder precedente, imponeva loro un limite di spazio per casella,e non forniva loro, accessi ai protocolli di sicurezza tipo SSL o STARTTLS.

La nuova installazione, prevedeva invece un loro server di posta, presso la loro ditta, attrezzato con protocolli di sicurezza standard ai nostri giorni. Inoltre nessun limite di posta per utente, e nessuna negoziazione, mensile per poter inviare, senza problemi, la fatturazione mensile; aggiungiamoci poi un sistema antispam efficiente, che prima non era nemmeno compreso perché era una cosa in più da pagare.

Capirete che ad un confronto simile, che io facessi il lavoro perdendo tempo ad andare presso la loro sede, o facendo il tutto in remoto, con guadagni ben evidente sui tempo di trasferimento e sui costi, ha portato l’azienda, ben in fretta, ad accettare la nostra proposta.

E così è stato, anche per i per i clienti a seguire, uno per uno: è bastato far vedere loro le cifre che potevano risparmiare, rispetto ad un provider tradizionale di posta ,con i costi proposti da me, pur avendo in più il costo iniziale dell’hardware.

Server insed: questo perché, per esperienza personale fatta negli anni, non proporrei mai e poi mai un server di posta, di clouding o di qualunque altro servizio di rete, su un hardware esterno alla ditta. Per diversi motivi, tra cui soprattutto, visto che parliamo di aziende, per un motivo di sicurezza. Non so se avete presente il livello di spionaggio industriale in questo paese: posso solo dirvi che non è una cosa da sottovalutare quando si parla di soluzioni di rete.

Insomma adesso ho un mio parco clienti, di cui con la maggioranza, non ho mai avuto contatti in prima persona, e questo sta a confermare che un progetto di lavoro in remoto, con i giusti costi, e con le giuste prospettive di sviluppo è possibile.

Sopratutto considerando i costi così assurdi, che i grossi provveder di posta impongono perché sanno di non avere concorrenti per le PMI e fanno cartello. E sto parlando di provider come TIN, Google e simili.

Aggiungeteci la cura che un tecnico dedicato può dar loro, rispetto ad un impiegato di una grossa multinazionale, ed avete un quadro completo del perché queste aziende si son trovate d’accordo a scegliere la mia offerta rispetto a quella di queste grandi aziende da cui dipendevano prima.

Oh chiaramente a me che, queste aziende, chiedano degli spropositi come cifre di abbonamento, fa solo che piacere: le mie richieste economiche rispetto alle loro, sono ridicole per cui non mi considerano una minaccia, salvo quando poi vedono un cliente che gli fruttava diverse migliaia di euro all’anno, sparire da momento all’altro: problemi loro. Se fossero meno avidi non si farebbero rubare i clienti da chi, a mio parere almeno, offre servizi migliori, più personalizzati ed a costi decisamente inferiori dei loro.

Daltronde se lo stato non vuole regolamentare questo settore, che potrebbe crescere molto, un motivo ci sarà, ma non voglio fare speculazioni su questa faccenda: ognuno tragga le proprie conclusioni.

E pensare che tutto questo lavoro, nasce da un favore fatto a un carissimo amico diversi anni fa, che sta a 300 km da me: mi chiese aiuto per uscire dalle grinfie di questi provider sanguisughe, avendo una discreta conoscenza sistemistica, credeva, ed a ragione, di potersi gestire un server di posta per conto proprio, su una sua macchina. Questo amico aveva un albergo per cui la posta elettronica, gli era vitale e parliamo ancora di diversi anni fa.

Da remoto gli installi il sistema operativo, gli configurai il server di posta e lo misi in condizione di lavorare nell’arco un pomeriggio trasferendo anche tutta la sua posta vecchia. È stato pensando lui, a distanza di anni, che ho pensato di avviare un lavoro basato su questa tecnologia. E direi che è stata un’ottima scelta.

Unica nota: dovete avere un venditore con i contro fiocchi, che sia totalmente della vostra idea sulla validità di questo modo di lavorare, in particolare modo se siete in una condizione, come la mia, in cui non potete muovervi molto, e di conseguenza non potete seguire la parte della promozione della vostra offerta personalmente.

Il vostro venditore deve crederci, o come sempre, in questi casi, non avrete fortuna: se lui non ci crede, la sua contro parte, ossia l’acquirente, capirà subito che sta cercando di vendergli qualcosa in cui nemmeno lui crede più di tanto, ed il danno sarà fatto!!

Tirando le somme di tutto questo discorso: è possibile lavorare in remoto e viverci? Direi decisamente di si: il discorso decade quando iniziate a diventare avidi e iniziate a porvi agli stessi livelli della concorrenza blasonata.

Dovete restare con i piedi ben per terra, e fare un buon lavoro: i buoni risultati portano, tra l’altro, il titolare della vostra azienda cliente, a parlare con suoi colleghi: ed il passa parola, me lo insegnate voi stessi, funziona molto meglio della pubblicità!!

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