Un Gay e l’Imperativo Biologico!

#01: Conversations with my father; leggevo questo post stamane presto, tra una fitta e l’altra, come d’abitudine in questi ultimi tempi.

In breve Strexit è un blog su Medium. La descrizione del blog viene descritta così: «30-something Londoner triggering his own gay Article 50 and leaving the straight marital union. This weekly blog is my story.»

Era chiaro che, visto l’argomento, mi sarei tuffato a leggerlo, per vedere se potevo trovare qualcosa di interessante.

Praticamente è la storia di un londinese, che sa di essere gay, ma si sposa comunque; e lo fa con ben in chiaro nella sua  mente che vuole essere li, per sua moglie, quando sua moglie avrà voglia di avere rapporti sessuali.

E così sarà per venti anni: non ha mai mancato l’impegno quando lei ne aveva voglia.

Poi però, succede quello che succede in quasi tutte le coppie: passa il tempo ed i rapporti di diradano: da uno al giorno ad uno alla settimana, da uno alla settimana ad uno al mese, da uno al mese ad uno ogni quadrimestre e così via.

In questi anni ha continuato a mantenere la promessa, fatta a se stesso nei confronti della moglie, al punto di avere anche una figlia con lei.

Ma il decrescere delle voglie di lei innesca un ritorno alle sue voglie primarie, ossia di uomini. Così inizia a frequentare siti porno, iniziando da video etero, passando poi a quelli bisex per finire, e sapeva che sarebbe successo, a quelli gay, che adesso sono l’unica tipologia di porno che vede.

Dopo varie peripezie decide di dire alla moglie che è gay e si aspetta, come normale reazione, che la moglie gli chieda il divorzio. Si rende conto che non ha mai fatto coming-out e che deve prendere in considerazione anche questa questione, con i genitori, con i parenti, con gli amici: decide che a 35 anni non si può vivere ancora nascosti.

Insomma è la vita di molti uomini che, inizialmente, non accettano la propria omosessualità. Per cui cerca di avviare il discorso con suo padre, un pomeriggio con qualche bicchiere di spumante di troppo in corpo, ma aggrappandosi a questa cosa perché ricorda che il suo analista aveva definito lo stato in cui ci si trova dopo qualche bicchiere di alcool, una comfort zone.

Quello che mi ha colpito come una mazzata allo stomaco è il discorso che fa suo padre ad un certo punto:

“ Listen”, he continued, “from my point of view, you’ve fulfilled your biological imperative: I have a granddaughter, who is happy and healthy, smart, funny and well-adjusted. You’ve done your job. Now it’s time to think about you.”

Che tradotto suona così:

“Ascolta”, ha continuato, “dal mio punto di vista, hai compiuto il tuo imperativo biologico: ho una nipote, felice e sana, intelligente, divertente e con la testa sulle spalle. Hai fatto il tuo dovere. Ora è il momento di pensare a te stesso”.

Non so perché, ma questa frase mi ha davvero colpito alla bocca dello stomaco. Non riesco a capire il padre che, da una parte, dice che il figlio è ora che pensi a proprio benessere, mentre dall’altra dice anche che può farlo solo perché ha «provveduto al suo imperativo biologico».

Ma davvero un padre può essere così egoista? Sapere, o aver capito, che tuo figlio è gay, ma volutamente ignorare la questione al tal punto da accettare che si sposi con una donna e restarci insieme fino a che non provveda al suo dovere di maschio dandogli una nipote?

Quindi non importa se il figlio è gay, purché faccia il suo ‘dovere biologico’ di dare prosecuzione alla stirpe?

Io davvero non so come interpretare l’atteggiamento del padre. Probabilmente io con un padre del genere avrei chiuso del tutto, una volta sentito un discorso del simile da lui, e non lo salverei nemmeno solo per il fatto che adesso —che ho fatto il mio dovere di maschio— possa pensare a me stesso.

Ma che razza di padre può essere stato per questo giovane uomo? Che valori vuole rappresentare con questo «adesso è giusto che pensi a te stesso»? Davvero non mi capacito di un discorso del genere fatto da un genitore.

Una persona che dovrebbe accettarti per quello che sei e non in base al fatto che abbia o non abbia fatto quello che la biologia impone in quanto maschio! Che poi, qui non c’entra la biologia: qui il fattore primario era che il padre avesse una nipote. Poco importa se adesso Il figlio si separerà dalla madre e che lascerà una bimba con un solo genitore. Direte voi «e con i nonni!» Io non ci conterei poi così tanto: fossi io la moglie di questo gay, non per fatto che lo sia, ma per cosa ha espresso suo padre, non permetterei ai nonni nemmeno di avvicinarsi alla bambina!!

Sono troppo rigido? Tendo pensare solo alle mie di esigenze? Io non credo… voi che ne pensate?

Rispondi