11 ottobre — Coming Out Day

 

E si, esiste anche questa commemorazione, tra le tante che si trovano in giro per i calendari di ogni tipo. Intanto facciamo chiarezza su cosa sia il Coming Out; questa è la definizione che troviamo su Wiki:

Nel mondo LGBT l’espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.


Questa espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet (“uscire dal ripostiglio” o “uscire dal nascondiglio”, ma letteralmente “uscire dall’armadio a muro”), cioè “uscire allo scoperto”. In italiano la traduzione letterale sarebbe “uscir fuori”, ma questa forma non ha prevalso su quella inglese, a differenza di quanto accaduto con lo spagnolo salir del armario e il francese sortir du placard. Con questo significato, comunque, è utilizzato in italiano il verbo “dichiararsi” o l’espressione “uscire allo scoperto”.


L’espressione abbreviata comunemente usata, coming out, ha un contenuto ironico, in quanto era – e in parte è ancora – l’espressione usata per indicare il “debutto in società” di una giovane adolescente, di solito al ballo delle debuttanti.


La parte che più riguarda gli italiani, secondo me è questa:


In Italia, l’espressione coming out, che indica una scelta deliberata, è molto spesso confusa con outing, che indica invece l’esposizione dell’omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. Il refuso è tuttavia talmente imperante da essere ormai difficilmente correggibile.


È importante questa differenza, ben evidenziata dal Wiki, tra Coming Out e Outing. Ed è della prima che voglio parlare.


Come gay, è una fase che ho passato pure io, ma avendo anche una certa età le cose erano ben diverse allora.


Al giorno d’oggi le sono decisamente migliorate in fatto di potersi dichiarare, senza dover subire ritorsioni sociali di molti tipi diversi. Ma ci sono alcune cose che non sono cambiate negli anni, e che secondo me non cambieranno mai. Prima, tra tutte, il fatto che spessissimo, a fine del nostro enorme sforzo per dire «sono gay» ad un nostro genitore, ci sentiamo rispondere: «ma si, lo avevo già capito da un pezzo.» Ecco questa risposta smonta molti!!! Ma come io son qui che non so che pesci prendere per dirtelo e tu te ne esci con «lo sapevo già?» 


Uno a quel punto si domanda perché diamine il genitore non avesse mai affrontato il discorso, se già lo sapeva. Il motivo alla fin fine è sempre stato lo stesso: il genitore per primo, in rispetto dei tempi di maturazione del/la figlio/a aspetta che sia lui/lei a decidere il momento per affrontare il discorso.


Con questo ragionamento alcuni potrebbero pensare: «allora a che serve il Coming Out se già lo sanno??» Questo è un errore in cui è facile cadere: che loro lo sappiano non vuol dire che il discorso non vada affrontato, vedila come un segno di maturità da parte tua, che i genitori si aspettano se hanno capito che sei gay. Inoltre non scordare la definizione del Coming Out che abbiamo letto prima su Wiki: «l’espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale» le parole chiave sono la decisione di. Un Coming Out forzato può degenerare molto velocemente. Solo tu puoi decidere quando sia il momento giusto per te e come farlo; puoi ricevere suggerimenti dalle mille pagine sull’argomento su internet, oppure da altri amici gay, ma alla fine è una tua, e solo tua, decisione.


Altro fatto importante, secondo me, è che non si deve avere fretta di farlo: il Coming Out non è una cosa che il medico vi prescrive e senza la quale non potete stare bene. Ci sono persone che alla fine non si sono mai dichiarate apertamente, ma hanno vissuto la loro vita lo stesso, e non pensiate che sia stata una vita infame, perché così non è stato, non per tutti quelli che non si dichiarano.


Ultimamente leggo in giro, poi,  una corrente di pensiero per cui si deve fare il prima possibile, anche se non si è convinti di farlo. Questo secondo me è un grandissimo errore: affrontare la famiglia perché lo dicono gli altri e non perché tu si senta pronto, può portare a situazioni al limite, che per fortuna oggigiorno non accadono più tanto spesso, tipo essere estromessi dalla famiglia o peggio ancora essere pressati per farsi curare.


Questa del farsi curare è una eredità di generazioni precedenti, quando si credeva che l’omosessualità fosse una malattia, ma è da un pezzo che l’organizzazione mondiale della sanità ha depennato l’omosessualità dalla lista delle malattie riconosciute. 


Purtroppo esistono dei buffoni che si approfittano delle famiglie di questi ragazzi, per adescarli promettendo una miracolosa guarigione attraverso non si sa che metodi, anzi: le porcherie che fanno in queste terapie si sanno: basta cercare un po’ in internet per averne un’idea. 


Sono convinto che se i genitori davvero sapessero a cosa vanno incontro questi ragazzi durante queste terapie, non si sognerebbero nemmeno di pensare di mandarci i figli a curarsi in quel modo.


L’omosessualità è un modo di essere: non si sceglie, non si cura, non si sopprime: lo si è punto e basta!! I tempi in cui ci si mascherava da eterosessuali, magando sposando una lesbica disperata, come noi, in cerca di una apparente normalità che portava a dei matrimoni assurdi e chiaramente farlocchi, e passato da un bel po’ orami: e per fortuna!! Davvero vorreste vostro/a figlio/a ingabbiato/a in una vita di falsità e menzogne? Io, se ne avessi, non lo vorrei mai!!


D’altro canto c’é anche da capire la situazione di alcuni genitori: cattolici praticanti, persone con un livello culturale piuttosto basso ed altre situazioni simili possono portare comunque i genitori a pensare che ai propri figli gay toccherà una vita di stenti, rifiuti, prese in giro e malversazioni. In realtà io, in tanti anni, non hi mai visto situazioni del genere dal vivo, e con questo non voglio dire che la gente si inventi queste situazioni, solo che sono meno frequenti di quanto si possa immaginare.


Badate bene non sto negando che esista l’omofobia: sono certo che, in certe persone, esista e sia anche ben radicata, ma a questo esiste una soluzione piuttosto semplice: basta tagliarli fuori dalla nostra vita; e questo è fattibile perché sono quasi sempre persone a cui alla fin fine non teniamo più di tanto. Il nostro istinto, su queste cose, raramente sbaglia, per cui è difficile che leghiamo davvero molto con persone così mentalmente chiuse e grette.


Non per nulla il mio motto era, e resta: «Campavo bene prima di conoscerti, continuerò a campare bene anche se sparisci perché hai dei problemi a confrontarti con una realtà diversa della tua


Quello che proprio mi infastidisce, invece, sono quelle persone che spingono, insistono, martellano i giovani a fare Coming Out. 


Prima di tutto cosa ve ne importa se lui/lei facciano Coming Out, secondo sono solo loro che devono sentire, e decidere di conseguenza, se sia il momento adatto o meno. Il ragazzo, se parliamo di giovani, ma vale anche per gli adulti secondo me, deve aver avuto il tempo di accettarsi, di capire che non ha nulla di sbagliato. Per fare Coming Out, secondo me, si deve essere prima di tutto sereni con se stessi, altrimenti sarà ovvio che il genitore, a cui lo dicamo, sarà impensierito per lo sviluppo della loro vita sociale e non. 


Quindi non fraintendete il mio post di oggi, gay non dichiarati: non è che perché oggi è il Coming Out Day che dobbiate fare coming out !! 


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