Polizia Postale: «Appoggiate i vostri figli, vittime del bullismo informatico.»

 

Questo, a grandi linee, poteva essere il titolo di un servizio, andato in onda sul telegiornale delle 14 di oggi. In realtà il servizio era incentrato su una categoria ben precisa di applicazioni, ossia quelle che permettono di mandare messaggi in maniera totalmente anonima, da qualcuno verso il proprio rampollo.

È vero che queste applicazioni, come la tanto nominata, e probabilmente anche madre di questo specifico servizio nel telegiornale, Sarahah permettono di tirare fuori il peggio dai nostri ragazzi, ma premesso che Sarahah è solo l’ultima di questo tipo di applicazioni in circolazione, c’è da dire che nessuno dei nostri figli, in realtà è in pericolo, salvo non se la vada a cercare. 

Mi spiego: queste applicazioni permettono di mandare messaggi, in totale anonimato, verso qualcuno. Ok: questo concetto ormai credo sia chiaro! C’è però un particolare che non va scordato: questi servizi possono colpire i ragazzi  a patto che, detti ragazzi, si iscrivano al servizio. 

Non è che, da un giorno all’altro, uno si trova coperto da insulti perché l’applicazione l’abbia preso di mira!!! Ci deve essere stata una serie di azioni coscienti e volute, eseguite dal ragazzo, affinché esso diventi vittima del suo (mal)uso.

Le azioni da compiere son quelle che il ragazzo conosce più che bene, perché sono le solite previste da qualsiasi servizio si voglia usare al giorno d’oggi:

  1. cercare il sito che offre il servizio; 
  2. andare sulla pagina del servizio;
  3. riempire i campi con i dati richiesti (il minimo sindacale sono la casella email ed una password);
  4. Andare sulla propria posta e cercare la mail ove si trova un link che conferma che quello che vogliamo è proprio iscriverci al servizio;

A questo punto si deve fare una cosa in più, rispetto a tanti altri servizi, e che il solo farlo, fa capire bene che siamo più che coscienti di cosa stiamo facendo ed a cosa stiamo dando il via:

  1. comunicare a tutto il mondo che siamo iscritti a questo servizio e quale sia il nostro link per poter essere raggiunti.

A questo punto credo sia indiscusso che i ragazzi non possono essere vittime involontarie di una sottoscrizione truffaldina o commessa da qualcuno a nostra insaputa (ricordate il punto 4 si? Dovendo confermare dalla nostra email che vogliamo iscriverci, non c’è possibilità che altri ci iscrivano a nostra insaputa!!).

Ammesso, e non concesso, che qualcuno avesse accesso alla nostra casella di posta, comunque se non viene svolto anche il punto 5 il disastro non potrebbe in nessun caso avere inizio.

Allora cara la mia Polizia Postale: invece di consigliare ai genitori di aiutare i figli, vittime di bullismo attraverso questo genere di servizi,  dopo il che danno è stato fatto, consigliate loro di insegnare ai ragazzi di usare la testa prima di iscriversi ad un servizio, che sappiamo tutti molto bene in questo paese potrà essere usato in un solo modo: offendere a rotta di collo.

Se il ragazzo ragionasse prima, su cosa sta facendo o meglio di cosa sta per avviare, al momento dell’iscrizione si eviterebbe dopo che i genitori debbano intervenire, con azioni lenitive o do supporto, allo stato d’animo del ragazzo, e non dovrebbe prendersi la bega, del tuto inutile tra l’altro, di dover andare al commissariato a denunciare il fatto che il proprio rampollo è bersaglio di bullismo informatico.

In questo caso il pargolo non è (solo) vittima del bullismo informatico, ma anche della propria leggerezza nell’iscriversi a certi servizi!!

 

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