#DicoLaMiaSu: Medium ed il giochino dei 5$

È già stato detto, quasi, tutto il dicibile, in questi pochi giorni dall’avvio delle sottoscrizioni per Medium, ed ho già ampiamente definito la mia posizione, almeno credo e spero, rispondendo e commentando post di ben più illustri e vetusti, nel senso di tempo di frequentazione di Medium non di età, dello scrivente.

Però, però, però… anch’io, a questo punto, mi permetto di dire la mia, che forse, a mente fredda, e dopo aver letto decine di post di persone pro e persone contro, credo sia un idea forse un po’ diversa da molte di quelle lette.

Vi risparmio l’ira funesta del pelide Achille, che è stata la mia prima reazione a caldo, mi ero detto: «finalmente un ambiente che nasce pro cultura, se le cose stanno così potranno solo migliorare

Era meglio se stavo zitto!!

Scherzi a parte, leggevo poc’anzi l’intestazione del profilo di mister EV, ossia

     CEO of Medium, co-founder of Twitter, father of two. I like ideas, friends, and good soup. Made in Nebr

Avete notato la parte che in grasseto? Co-founder of Twitter, ora non so quanti di voi seguano le faccende di Twitter, al di la di usarlo intendo, ma guarda caso in stessa data della questione dei 5$ qui su Medium leggasi in giro per internet questa strana, se non altro per la co-presenza in Twitter e per la stessa mossa negli stessi giorni, notizia:

     Twitter prova gli account power a pagamento.

La notizia la trovate qui oppure su una delle tante altre pagina che google prontamente vi darà se cercate con la chiave «Twitter a pagamento».

Insomma… non trovate un tantino strano che due attività on line, fino ad ora totalmente free, diventino a pagamento per chi vuole in contemporanea? Sopratutto due aziende che fanno capo allo stesso personaggio?

Se le cose stanno come sembrano, allora tanti bei discorsi fatti sino ad ora cadono: diventa lapalissiano, a chiunque, che la mossa era studiata da tempo, e fanc*** l’apparente buonismo di mr. EV che ha creato la piattaforma per fa solo incontrare gente che scrive, per il solo gusto di farlo.

Io mi rendo conto che abbia delle spese, ma come le ha sostenute sino ad ora? Continui a farlo come ha fatto sin’ora. Al momento, secondo me, l’unica cosa che rischia e una tremenda emorragia di utenti. E non creda che tornando sui suoi passi la gente poi tornerebbe indietro!!

Il grosso guaio, per noi italiani o comunque non americani, e che per gli americani questi giramenti di politica amministrativa improvvisi sono vissuti come parte facente della vita di una attività on line, per cui per la stragrande maggioranza di loro non c’è nulla di male a chiedere questo obolo così di punto in bianco.

Cosa diversa per noi dove, ante richiesta obolo, ci ha resi praticamente una cosa in più. Come? Chiudendo senza alcun preavviso Medium Italia con la scusa della riduzione dei costi per un miglioramento del servizio: e bello sto miglioramento del servizio.. proprio carino: prima ci fai diventare merce di scarto, e poi ci chiedi pure 5$ per continuare a vedere cosa poi?

È ormai lampante a tutti che l’utenza a cui si rivolge è quella degli stati uniti, i paesi piccoli come il nostro forse alla fin fine son solo un peso per lui. Quindi quello che noi non yankee vedremo sulla home page, come già succede da qualche giorno, saranno solo notizie riguardanti gli states: politica americana, società americana, economia americana ed ovviamente scrittori americani.

Chi di voi ha più visto negli ultimi giorni uno e dico un solo post in italiano? Io prima uno su 50 riuscivo a trovarcelo, da quella fatidica data zero assoluto!!

Comincio a pensare che la considerazione che facevo con un collega di Medium poco fa, sia quella più corretta, ossia ci restano due cose da fare:

  1. Si resta qui e si subisce cercando altri modi di vivere Medium;
  2. Si cerca dell’altro e si sbaracca;
  3. punto aggiuntivo, non previsto: si mettono insieme le risorse e ci si crea qualcosa di simile solo per noi (italiani o europei… non siamo mica mr .EV noi !!!)

Sinceramente penso che il tenermi copia di tutto su una serie di WP in self hosted fu, e resta, la soluzione migliore: almeno, male che vada, ho tutto già pronto li e posso tornarci quando voglio. Chiaramente prima cancellando quel poco che ho pubblicato qui; perché una cosa e certa: se trasloco di mio qui non lascio nulla. Non so voi, ma io farò così!!

Che ne pensate delle due, più una, opzioni che io vedo all’orizzonte ?

Fatemi sapere se ne avete voglia.

 

#DicoLaMiaSu: Gmail e il rifiuto di un giudice americano di accettare un accordo troppo paraculo.

Quando la giustizia fa il suo lavoro, in paesi come gli States, suona quasi un affronto a chi legge una simile notizia!

Stamane, durante il solito giro per la rete a caccia di novità interessanti mi sono imbattuto in questa notizia che vi consiglio di leggere per capire meglio di che tratta questo post.

Riassumendo: nel 2015 un gruppo di utenti che non usa il servizio di posta di Google, gmail.com, apre una class action verso Google perché, a loro avviso, non è corretto che, chi scrive a un utente di Google, non sia messo al corrente del fatto che Google stessa leggerà la sua mail, per poter migliorare la profilazione del suo destinatario, utente appunto del servizio di posta di Google, per rifilargli della pubblicità meglio mirata.

Google in risposta aveva offerto una soluzione, copiata ed incollata da un caso simile in cui era finita Yahoo poco tempo prima. Ossia la mail sarebbe stata letta dai loro programmi, solo al momento in cui sarebbe comparsa nell’interfaccia della mailbox del destinatario. Questo perché, almeno in America, viene definita intercettazione solo se il messaggio viene letto, come avveniva al momento dell’avvio della class action, durante il transito dall’utente scrivente, non gmail verso l’utente destinatario, ossia l’utente gmail. Quindi leggerla quando era nell’interfaccia dell’utente gmail voleva dire che la mail era già arrivata a destinazione ed il destinatario la stava leggendo.

L’accordo preliminare che aveva accontentato i legali delle parti in causa, (il perché lo capirete tra poco), ma non è piaciuto per nulla al giudice Lucy Koh che sta seguendo il caso. Anche perché la parte di rimborso economico, per il valore offerto da Google, sarebbe finito dritto nelle sole tasche degli avvocati della class action visto che il valore in dollari offerto era pari alle commissioni degli avvocati sino a quel punto della cusa.

Quindi per il giudice Koh l’offerta extragiudiziale, proposta da Google, viene respinta con la seguente motivazione, cito testualmente dal sito: «la proposta di Google non sarebbe sufficientemente comprensibile, né per la giustizia né per gli utenti, mancherebbe di spiegare nei dettagli il funzionamento dell’analisi e soprattutto lo scopo, universalmente noto, ma mai esplicitato a favore dei non utenti». Leggi «Google deve scrivere a chiare lettere il vero motivo per cui legge le mail in entrata da utenti non Google, ossia la profilazione dell’utente gmail, che ha accettato le condizioni proposte al momento della registrazione.

E visto che l’utente non Google non ha mai accettato le condizioni di accettazione di Google per il servizio di posta, il giudice Koh non vede perché debba sottostare alla prassi della profilazione e pure senza che gli venga notificato alcunché su questa pratica.

È chiaro che il giudice Koh ha due scopi ben precisi in mente:

  1. Se di soldi si parla devono essercene anche per chi ha avviato la class action, e non solo per liquidare gli avvocati.
  2. Vuole far dire in maniera esplicita a Google che il vero motivo per cui legge tutte le mail in entrata, è solo a scopo di profilazione del proprio utente per poterlo coprire di spam in maniera più mirata.

Google difficilmente ammetterà mai una cosa del genere, ma di sicuro questa volta è incappata in un giudice che sa cosa vuole e che ha i mezzi per imporglielo.

Ora, va da se, che in parte, la colpa è anche di chi scrive: se non vuoi che ti leggano l’email la cripti in qualche modo e così impedisci a Google, o meglio ai suoi programmi, di leggertela.

D’altronde se hai avviato una causa legale eri a conoscenza di questa faccenda, quindi in parte la colpa è anche tua ma direi in piccola parte, perché è anche vero che nessuno dovrebbe obbligarti a criptare il testo della tua email affinché qualcuno non te la legga. Resta il fatto, che almeno sino al momento dell’avvio della causa, Google intercettava la posta in entrata nei suoi server di posta. Il che comunque la mette in posizione di torto, legalmente parlando; al di la del perché lo facesse, comunque lo stava facendo.

Poi comunque la proposta di Google mi puzza: quanti saranno in percentuale gli utenti che leggono al posta dal servizio web di Google? Io per esempio la casella Google, che uso per le registrazioni, la leggo solo dal mio client di posta, quindi nel mio caso quando andrebbe a leggermela ? Di certo non dal mio client di posta, e nemmeno può dire che l’ha letta mentre io la stavo leggendo sul client web, visto che non lo uso.

Inoltre se leggesse la mia mail ricevuta da un utente non gmail mentre la scarico sul mio pc per leggermela con il mio client di posta, si riproporrebbe il problema dell’intercettazione, perché la starebbero leggendo mentre la mail in questione è in transito verso il mio client; e non credo minimamente che Google si faccia sfuggire le mail lette solo via client di posta in locale!!! E per gli amanti delle statistiche date una occhiata a questa pagina in cui si evidenzia che, più tempo passa e più la posta viene vista da mobilità e non da postazioni fisse quindi l’uso delle web mail è in forte calo.

L’unica soluzione, e la più corretta, sarebbe che la piantassero di leggere le mail private dei loro utenti: autorizzazione o meno accettata in fase di registrazione, dovrebbero fare una legge a livello nazionale negli States in cui sia semplicemente vietato leggere la corrispondenza degli utenti.

Ok direte voi «Si bravo e poi NSA? CIA? FBI? Come farebbero a intercettare tutte le mail dei semplici cittadini???»

Beh di quello non mi preoccuperei: quelli lo fanno indipendentemente dalle leggi, come Snowden ci ha già abbondantemente dimostrato, per cui non li tengo in considerazione nel creare una simile legge!!

Vedo di tenere d’occhio questa causa, e di farvi sapere come andrà a finire, ma non attendetevi soluzioni rapide: quando ci son di mezzo grosse aziende, negli States, i tempi possono diventare anche peggiori di quelli della giustizia Italiana!!

IR

 

#DicoLaMiaSu: Beppe ed il suo castello di carte.

Lo so, è brutto tornare sullo stesso argomento in così poco tempo, ma pare che non ci lasci altra scelta!!

Ne ho parlato da poco, lo so, ma qui tocca tornare sull’argomento ed aggiungo purtroppo. Io speravo di trattare altri argomenti per qualche giorno, ma pare che volenti o dolenti ci tocchi tornare di nuovo su questo spinoso argomento.


Beppe Grillo ha scelto una strada più tortuosa per ottenere lo stesso risultato. “Uno vale uno”, nella neolingua orwelliana coniata dal comico genovese, descrive perfettamente il modello Wilders: e cioè che uno soltanto conta, il Capo – o per meglio dire il Garante, che è molto più di un capo perché, come ha dimostrato la vicenda di Genova, può decidere senza spiegazioni né giustificazioni di sorta, esclusivamente in nome del suo essere, per l’appunto, Beppe Grillo: e “se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me”.


«E chi non si fida si fondi un altro partito…» così ha concluso la sua esternazione il buon Grillo, quando gli hanno fatto presente che forse così non si fa !
Insomma piano, piano il vero Grillo sta venendo alla luce: dispotico, dittatoriale, quasi un emulatore del tanto denigrato Benito, ma con una accezione più moderna. Benito non poteva certo usare i social, non poteva usare i blog, non poteva fare le votazioni sul sito, ma alla fine l’importante era che chi diceva qualcosa fosse d’accordo con lui; e per fortuna, almeno ai giorni nostri, il buon Beppe non può imporre a chi non la pensa come lui il buon vecchio olio di ricino, ne può far sparire le persone come faceva il buon Benito, senza dover rendere conto di quel che faceva.


Casaleggio Associati, specchio per le allodole


L’infrastruttura digitale del partito-Grillo, gestita dalla Casaleggio Associati srl, cioè da una società privata di marketing, è in questo schema un gigantesco specchio per le allodole, uno sfogatoio per leoni da tastiera, un videogioco per menti deboli.


La discussione è ammessa, purché non si esprimano opinioni in dissenso. Le votazioni sono (relativamente) frequenti, purché non decidano diversamente da come ha già deciso Grillo. I risultati, in ogni caso, non sono certificati da nessuna autorità indipendente e dunque sono potenzialmente manipolabili.
La partecipazione è libera, purché si sia stati ammessi – i criteri non sono mai stati chiariti – nel Sacro Blog. Chi sgarra viene bannato, le sue credenziali sono annullate e non potrà mai più accedere alla piattaforma.


Insomma forse nemmeno Benito sarebbe sceso a livelli così bassi, lui dalla sua almeno, aveva parte del popolo. Beppe quel poco popolo che aveva con lui lo sta perdendo per strada con questo comportamento da Califfo di un qualche paese del terzo mondo.


Una cosa che mi ha fatto sempre sorridere, sono state le sue votazioni dal blog, qualcuno finalmente lo dice: «I risultati, in ogni caso, non sono certificati da nessuna autorità indipendente e dunque sono potenzialmente manipolabili.»


Qualcuno ha mai avuto la possibilità di verificare i dati di queste benedette votazioni on line? Perché io mi sono occupato anche di cose simili, intendo votazioni per associazione di un certo calibro, ossia con una quantità di votanti sicuramente più ampia della sua base di militanti, e so io la fatica per generare un flusso informativo chiaro, trasparente e verificabile da qualunque notaio volesse controllare. Non ho mai visto sul suo sito, dati pubblicati alla mano, di queste benedette votazioni; non ho mai visto un file di dump scaricabile da chiunque per poter analizzare i dati del voto e verificare che tutti avessero votato una sola volta, o che nessuno abbia modificato la scheda a votazione chiusa.


Insomma una votazione di un partito, come quelle di una organizzazione ONLUS con migliaia di iscritti, sono una cosa piuttosto seria. Si deve poter rendere conto in qualsiasi momento dei risultati di ogni singola votazione, sia agli iscritti, che per trasparenza sia agli avversari politici!!
Espulsioni, decisioni annullate e streaming “in soffitta”


Ma l’imbroglio non si ferma qui: i meet-up, cioè le riunioni fisiche degli attivisti, hanno valore soltanto se convalidate dal Garante; in caso contrario le decisioni sono nulle e gli attivisti sono espulsi (proprio in questi giorni è stato annunciato un non meglio precisato progetto di “razionalizzazione” dei meet-up, che dovrebbe silenziarli definitivamente).


Lo streaming sbandierato ai quattro venti è stato abrogato da anni, e nessuno ha mai saputo perché Virginia Raggi si sia scelta proprio quei collaboratori, o perché mai gli europarlamentari grillini abbiano deciso – senza riuscirci – di entrare nel gruppo liberal democratico, il più europeista di tutti, o quali infamie abbia commesso la candidata sindaca vincitrice delle “comunarie” di Genova, o perché il Direttorio sia stato sciolto. Buio fitto: impossibile conoscere le ragioni di questo o quello, le motivazioni di una decisione, l’obiettivo di una scelta.


La fuga dalle legalità e le “sorprese interessanti”


Francesco Bonifazi ha preannunciato “molte sorprese interessanti” sul “profilo fiscale” della galassia blog-Casaleggio Associati-M5s, dopo la sensazionale scoperta che Grillo non c’entra nulla con il suo blog. Che qualche “sorpresa” ci sia, lo si deduce anche dall’ostinazione con cui il Movimento 5 stelle ha sempre rifiutato di pubblicare i propri bilanci (siccome non accede ai rimborsi elettorali, legalmente non è obbligato a farlo), nascondendosi dietro la favola dell’onestà e dell’autofinanziamento. Finora la fuga dalla legalità ha avuto successo, e il gioco di specchi ha funzionato: ma le cose potrebbero cambiare rapidamente, e l’emorragia di questi giorni – è appena nata “Alternativa libera” – potrebbe farsi valanga.


Qui altre beghe mai risolte, che comunque sono spine nel fianco del buon Beppe:

    1. I famosi meet-up: dovevano risolvere tutti i problemi di contrasto interni, ed invece è finita che, chi non era d’accordo con il capo, si è visto espellere dal movimento!!
    2. Tutto doveva essere in streaming diretto: nulla doveva essere nascosto al popolo, sia quello del movimento che quello antagonista. Ha provato anche a far andare in diretta, perché faceva comodo a lui, l’incontro con l’allora primo ministro, ma per il resto: voi avete mai visto in diretta qualche riunione del direttivo, o direttorio, dipende dal periodo storico come chiamarlo, di Beppe & Co? Io no e devo dirvi che, specialmente all’inizio, li ho cercati dappertutto senza mai trovarli: ovvio, non ci ha mai pensato di farlo veramente!! Qualcuno di voi si è reso conto, nel tempo, che il famoso direttorio che doveva garantire la trasparenza delle attività del M5S è stato sciolto ? E sciolto intendo nell’acido quindi senza un direttorio nuovo si zecca che prendesse il loro posto!! Puff, fatto sparire nel nulla, senza alcun altro apparato democratico che ne prendesse il posto. Poi mi son domandato pure io, come credo abbiamo fatto in molti ma «quali infamie ha commesso la candidata sindaca vincitrice delle “comunarie” di Genova???» per essere destinataria di un ‘No non mi sta bene rifacciano le comunarie», da parte del buon Beppe? E poi, scusa, che mi rappresenta «non mi sta bene» ?? Hai fatto delle elezioni , le ha vinte quella candidata? Mo arrivi tu e siccome no TI sta bene allora tutto da rifare? Ma ti rendi conto Beppe di quanto ridicolo stai apparento agli occhi dei tuoi fedelissimi e dei tuoi oppositori 
    3. Certo che se davvero qualcuno riuscisse a far pubblicare i rendiconti finanziari del M5S sicuramente ci sarebbero quelle, che qualcuno ha definito, molte sorprese interessanti. Poi la barzelletta del blog, dai Beppe su, hai detto tu stesso qualche tempo fa che eri l’unico responsabile del blog, adesso te ne vieni fuori che tu hai solo comprato il dominio, e poi lo lasci usare a chi si occupa del sito ? Che poi non è vero nemmeno questo, perché il dominio beppegrillo.it risulta intasato a certo Emanuele Bottaro, per cui su, cerca di deciderti su sto benedetto dominio, e racconta la versione definitiva una volta per tutte!!

Insomma un pezzo alla volta il castello di carte di Beppe Grillo, nonché il M5S sta venendo giù del tutto. Mi spiace solo per chi davvero ci ha creduto in questo movimento, che adesso si trova davanti un mini duce che tenta di salvare capre e cavoli, ma chi troppo vuole, sai come finisce… che nulla stringe. Chissà che si dirà del M5S tra qualche anno, cose tipo: «M5S ?? Ahh si quella bufala in cui truffarono i poveretti che ci credettero??» E questo nei migliore dei casi!


Che dirti Beppe: il gioco è bello finché dura… e tu lo hai gestito male, per cui durerà ancora per poco. Ai giochini tipo: «io a Roma vivo con 3000 euro, quando poi in realtà son 8000» non ci crederà più nessuno.

Ed una volta di più si sentirà dire: «Che peccato!! Aveva una faccia così da onesto e personaggio serio!!» chiaramente non riferito a te, ma ai vari Di Majo, Di Battista & Co. Ed una volta di più avrete dimostrato che in politica vale sempre la stessa regola: «una volta posato il culo sulla poltrona, farvela mollare, quella poltrona, è sempre una impresa ardua!!»


Auguri a te, ed ai poveretti che in te ci hanno creduto !!

#DicoLaMiaSu: Proposta di legge sull’uso di trojan di stato per indagare specifici reati.

Anche in Italia, come era prevedibile, si è giunti ad affrontare la tematica dell’uso, di quelli che vengono chiamati trojan di stato, come mezzo ausiliario, durante le indagini per specifici reati. Per la precisione la proposta di legge lanciata da Gruppo Civici e Innovatori, per quanto mi riguarda uno dei tanti gruppi in parlamento di cui non ho mai sentito parlare prima di questa proposta.

La proposta è intitolata “Disciplina dell’uso dei captatori legali nel rispetto delle garanzie individuali». E chiariamo subito che, in tutto il testo della proposta di legge la parola captatori sta per la versione, in linguaggio legale, di trojan. Questa proposta di legge dovrebbe stabilire i limiti e condizioni con i quali le forze dell’ordine potranno utilizzare nel corso delle indagini veri e propri trojan a fini di intercettazioni.

Estratto dall’articolo di Punto Informatico su questo argomento:

Dal punto di vista legale si tratta di uno strumento di intercettazione atipico, in quanto non esplicitamente previsto dalla nostra normativa di settore: finora era stata pertanto la giurisprudenza ad intervenire piegando le leggi esistenti, come nella Sentenza n. 26889 all’interno della quale la Corte suprema di Cassazione dava sostanzialmente il via libera all’utilizzo di tale software spia quando si tratta di intercettare le comunicazioni di pericolosi criminali tecnologicamente aggiornati, “limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata”, autorizzando l’installazione dei captatori anche in abitazioni private senza alcuna “attività criminosa” in corso d’opera sul momento.

La nuova normativa, che rappresenta la conclusione di un confronto tra magistratura, forze dell’ordine, giuristi ed esperti tecnologici iniziato nel 2015, cerca di andare proprio in questa direzione, prevedendo tutele e garanzie per i soggetti che durante le indagini penali sono intercettate tramite trojan: innanzitutto si stabilisce che gli unici reati per cui è possibile sfruttarli sono “criminalità organizzata di stampo mafioso o con finalità di terrorismo”, quando “non è possibile distinguere un ambito di attività o di vita personale estraneo all’associazione criminale”.

Inoltre l’uso del trojan non può essere disposto solo dal pubblico ministero, ma deve essere autorizzato dal giudice per le indagini preliminari “soltanto quando risultino indispensabili, essendo inadeguato ogni altro mezzo di ricerca della prova». Disposizione che rischia invece di creare polemiche è invece quella che prevede la possibilità da parte del giudice di autorizzare, sulla base di motivazioni, l’installazione su dispositivi di “soggetti non indagati”: in questo caso il monitoraggio va notificato agli utilizzatori del dispositivo bersaglio entro 40 giorni dall’inizio dell’attività, con la possibilità di prorogare tale scadenza fino ad un massimo di 12 mesi.

Fine dell’estratto dall’articolo di Punto Informatico su questo argomento

Insomma si sta tentando di regolamentare una situazione, che sicuramente si presenterà in un prossimo futuro: basti pensare alle possibilità di comunicazione, che gli eventuali indagati possono usare per comunicare tra di loro: da WhatsApp a Telegram, a Signal e chi più che ha più ne metta; i software IM con capacita di criptazione ormai sono disponibili gratuitamente per chiunque. Quindi è logico pensare che l’accesso da remoto, e di nascosto, ai vari oggetti informatici di un indagato, che sia un pc o un cellulare o un tablet, diventeranno sempre più frequentemente una necessità investigativa. 

Quello che mi lascia perplesso è il fatto di dover usare dei trojan. Il dubbio che mi assale, e credo assalga chiunque a questo punto della discussione, sia: «e chi mi dice che non ne abusino?» La parte finale dell’articolo in riferimento concludeva appunto con: «Disposizione che rischia invece di creare polemiche è invece quella che prevede la possibilità da parte del giudice di autorizzare, sulla base di motivazioni, l’installazione su dispositivi di soggetti non indagati: in questo caso il monitoraggio va notificato agli utilizzatori del dispositivo bersaglio entro 40 giorni dall’inizio dell’attività, con la possibilità di prorogare tale scadenza fino ad un massimo di 12 mesi.»

Rendiamoci conto: se passasse così la legge, chiunque, e ripeto chiunque, potrebbe essere aggredito dal trojan di stato anche se non fosse indagato. E sarebbe avvisato solo al quarantesimo giorno di dall’installazione del trojan. Sempre che un giudice non disponesse la proroga sino a 12 mesi.

Ora: capisco l’uso del trojan su indagati per fatti di mafia o di terrorismo, ma perché autorizzare l’uso su persone che non risultano nemmeno indagate ??? Questa cosa suona un po’ come «ok facciamo una bella legge fatta bene con soggetti ben definiti, e crimini ben identificati, ma lasciamoci anche una scappatoia per usarlo su chiunque per minimo 40 giorni, e visto che ci siamo non facciamoci mancare nulla, con la possibilità di prorogare fino a 12 mesi!!»

Ma in quale paese democratico si fanno leggi per colpire chi non è nemmeno indagato di qualcosa? Che senso ha spulciare le conversazioni via chat o telefoniche di una persona qualsiasi che non ha aperto nessun procedimento penale nei propri confronti??

Tanto valeva non fare la legge con tutti i suoi bei limiti e definizioni: si disponeva solo la parte finale in cui si diceva che chiunque può essere spiato per un periodo dai 4 ai 365 gg e morta li no ?!

Come sempre, in questo paese, si deve tentare di far passare il cittadino medio per il fesso di turno: gli facciamo vedere che stiamo facendo una bella legge con tutti i suoi ammennicoli e limiti, ed infine aggiungiamo un paragrafo scritto in piccolo, un po’ come le norme nei contratti telefonici che non ti danno mai il tempo di leggere quando devi firmare per avere quello specifico contratto, e chi se ne frega se poi quel paragrafo scritto con un font di dimensione 6 in realtà rende praticamente nulla tutta la parte leggibile in chiaro a dimensione 14 punti!!!

Tanto il cittadino è fesso e ci casca sempre, ed anche non ci cascasse, mica decide lui se la legge passa o meno!!

Allora signori miei, non fatela passare come una cosa di cui chiedere il parere con tanto di forum per discuterne: basta vedere il forum che avete creato per sentire il parere dei cittadini, per capire quanto poco fesso sia il popolo italiano: il forum è stato avviato in data 1 di febbraio 2017 con tre sezioni:

  1. Aspetti Giuridici
  2. Aspetti Tecnici
  3. Altro

Nelle prima area c’è UN post soltanto datato 2 febbraio 2017, nell’area due i sono DUE post, di cui uno scritto dallo stesso autore dell’unico post nell’area uno, sempre datato 2 febbraio 2017. Nell’area tre non ci sono post di alcun genere, escluso quello di benvenuto scritto dall’autore del forum.

Il fatto che sia stato creato un forum per discutere questa proposta di legge e che sia praticamente nato morto, la dice lunga su come viene gestita questa proposta di legge; e non dico altro per non passare per il solito affetto da sindrome da complotto.

Mi piacerebbe sapere quanti sappiano di questa proposta di legge: perché a giudicare dal traffico del forum, sembrerebbe che ne siano a conoscenza solo quelli che l’hanno proposta!

Magari dopo la pubblicazione di queste mie considerazioni o personali qualcuno andrà a dare un occhiata al forum, e magari posterà pure qualche domanda in merito a questa proposta di legge… sai mai !!

 

#DicoLaMiaSu: FBI, TOR e Pedofili

Un amico mi aveva suggerito di leggere un post su una rivista on line di informatica, piuttosto nota, per cui di norma piuttosto affidabile.

A detta sua l’articolo era da far venire i brividi per la scioltezza con cui gli americani hanno optato tra il liberare un noto pedofilo, o il dichiarare con che mezzi sono arrivati ad carpire l’IP di detto pedofilo.

Il titolo del pezzo presente sul sito di Punto-Informatico.it è: «USA, la lotta al pedoporno vale meno di un hack di TOR?».

Per chi non fosse del settore chiariamo un paio di punti:

  1. TOR è un protocollo di anonimzzazione che da anni fornisce l’anonimato a giornalisti, rifugiati politici, perseguitati religiosi. Come sempre c’è anche chi ne abusa sfruttando il fatto che TOR rende virtualmente impossibile rintracciare gli indirizzi IP di chi utilizza questa tipologia di rete, per commettere reati di vario genere; dalla vendita di droghe, alla vendita di documenti falsi, allo scambio, e questo è il caso del soggetto in questione, di materiale pedo-pornografico, tra chi soffre di questa terribile malattia: ossia i pedofili.

  2. Le autorità americane, in realtà, da anni dicono di riuscire a de anonimizzare gli utenti che usano TOR, ma in realtà, quelle poche volte che ci sono riusciti, compresa questa, la falla usata non era della rete TOR, ma del browser su cui TOR si appoggia, ossia Mozzila Firefox. Tanto è che in questo specifico caso uno dei gruppi che più insiste per avere le specifiche su come, questa volta, ci siano riusciti, e proprio la Mozzilla Foundation: sapendo che il fatto è successo proprio a causa di un loro bug, vogliono sapere quale sia per poterlo sistemare e rendere di nuovo sicuro usare TOR.

Nella causa in corso tra Jay Michaud e l’FBI l’oggetto del contendere si è spostato dal fatto che Jay Michaud sia un pedofilo da fermare, al fatto che l’FBI deve spiegare come ha fatto ad ottenere i suoi dati.

L’FBI, dal canto suo, dice che la tecnica con cui ha ottenuto i dati è troppo importante per renderla pubblica, perché se lo facessero Mozzilla Foundation sistemerebbe il bug e l’FBI non potrebbe più usare quella falla per rintracciare gli IP di chi usa TOR.

Nel mentre «Vista la resistenza dell’FBI, giustificata con la necessità di preservare il segreto su un importante strumento di indagine, la giustizia statunitense aveva decretato che le prove raccolte per mezzo della NIT si sarebbero dovute invalidare qualora il codice impiegato dall’FBI fosse rimasto riservato»

Intanto l’FBI per far capire che non aveva nessuna intenzione di rendere pubblico il metodo usato, ha posto quest’ultimo sotto segreto di stato facendo arrivare la questione ad una fase di stallo che ha ben pensato di sciogliere chiedendo l’archiviazione del caso contro Jay Michaud, formulata proprio dal Dipartimento di Giustizia, a nome dell’FBI: “Il governo deve scegliere fra la divulgazione delle informazioni classificate come segrete e la deposizione dell’accusa” si spiega nel documento e poiché “la divulgazione non è al momento un’opzione” il caso dovrebbe essere chiuso. pur di non svelare il metodo usato per ottenere gli indirizzi IP dalla rete TOR.

«Sono oltre 135 i processi originati dall’operazione Pacifier, condotti contro altrettanti cittadini sospettati di aver partecipato al traffico pedopornografico di Playpen: nonostante le sostanziali analogie, non tutti si sono arenati sulla validità di prove raccolte con del codice riservato.»

Le parti in corsivo sono state prese direttamente dall’articolo di Gaia Bottà sul sito di Punto Informatico.

Che dire? Una agenzia governativa, che rischia di rimettere in libertà 136 pedofili beccati con le mani nel sacco, per proteggere il metodo con cui li hanno incastrati si classifica da se.

 È pur vero che dagli americani ormai non c’è da stupirsi più di nulla, ma lasciare liberi 136 pedofili, con i danni che possono fare a non so quanti bambini, in giro per il paese, per una questione di principio, la trovo davvero una cosa pietosa. Succedesse da noi probabilmente rischierebbero l’insurrezione generale del popolo italiano.

Mi domando sempre, quando leggo notizie come queste, come quelle di Snowden ed altre simili, come faccia quel popolo a permettere ai loro governanti di fare scelte simili in nome di una agenzia poi, l’FBI, nota per le porcate fatte negli anni e che, per quanto sappiamo non ha mai smesso di farle certe porcate.

Accettereste in Italia di liberare 136 pedofili per non dichiarare come li avete incastrati? Credo proprio di no. Evidentemente il peso della parola morale do noi ha un peso ben diverso che negli Stati Uniti, altrimenti non si spiega questo loro comportamento. Io, personalmente, quando ho letto di questa cosa, sono rimasto schifato a dire poco, e credo chiunque altro da noi, intendo in Europa, proverà quello che ho provato io. Almeno io me lo auguro, altrimenti vuol dire che stiamo prendendo una deriva tipo americana, e se così fosse io qui, non ci resterei a vivere, assolutamente no!!

#DicoLaMiaSu: CyberBullismo, una piaga che non vuole lasciare la presa sui nostri ragazzi.

Oggi la notizia che mi ha colpito è stata quella dell’arresto della baby gang a Vigevano in provincia di Pavia, per atti criminali degni del padrino di cosa nostra. Qui trovate l’articolo di riferimento dal sito dell’Ansa,

In cosa abbiamo sbagliato, per ritrovarci dei ragazzi in queste condizioni?  Che errori possono aver mai fatto dei genitori per trovarsi in casa un 15enne già delinquente provetto? Dove la scuola ha mancato nel trasmettere valori  che impedissero a questi delinquenti mignon, di diventare quello che son divenuti???

Trovare un perché non è mai cosa facile specialmente quando parliamo dei nostri ragazzi, che non vogliamo credere siano diventati quel che sono.

D’altronde sarebbe facile cadere nell’errore di dare tutta la colpa alla famiglia. Una comoda scusa è una facile soluzione per noi benpensanti facili a rifilare la colpa ad altri. Senza prendere polverosi e grossi tomi di sociologia per trovare una risposta che quei tomi non possono darci. 

O meglio forse potrebbero imbastire una teoria, comoda, facile, tranquilla, ma sempre una teoria resta. Qui il problema è trovare una ragione che sia vera, genuina che ci permetta di affrontare il problema trovando una reale soluzione alla questione.

Di chi sono questi figli, a che livello sociale appartengono, che background culturale hanno. C’è un dato comune che ci permetta di capire cosa genera questo comportamento socio-aggressivo ??

Una ricerca condotta dal Telefono Azzurro del 2004, dal nome “Il fenomeno del bullismo. Conoscerlo e prevenirlo” sottolinea che la provenienza socioculturale dei ragazzi appartenenti alle baby-gang non necessariamente è il frutto di realtà familiari e sociali devianti o disagiate. Anche se queste ultime ne costituiscono la maggioranza, i baby-criminali non vengono solo da famiglie povere, né abitano soltanto nelle periferie degradate delle città, ci sono stati infatti casi di giovani prepotenti che provenivano anche da famiglie benestanti o medio-borghesi.

E più avanti nello steso studio… dietro queste situazioni si nasconde un disagio diffuso che si manifesta in comportamenti antisociali. Un disagio che a volte nasce nell’ambiente familiare. Gli stessi “bulli” sono spesso vittime di stili di vita in cui prevalgono educazioni autoritarie e intolleranti. La problematicità e il malcontento di questi ragazzi “sfocia” in forme di relazione non lecite come appunto la creazione vere e proprie bande criminali. La loro è un inconscia richiesta d’aiuto che spesso rimane inascoltata. Oggi crescere è un’impresa complicata, soprattutto in una società dove sempre più spesso i ragazzi sono lasciati da soli davanti alla tv, educati dal commercio e dalla pubblicità o dal gioco o abito all’ultima moda. Ma allora che fare? 

Considerato che i riferimenti di base per il fanciullo e per l’adolescente sono costituiti, lo abbiamo detto, dalla famiglia e dalla scuola, diviene utile la collaborazione tra gli insegnanti, gli educatori e le famiglie, affinché possano promuovere modalità adeguate di prevenzione. Nel migliorare la qualità dei rapporti con le persone che circondano il mondo degli adolescenti, servono interlocutori, luoghi di ascolto, spazi di azione, gruppi di educatori che parlino nelle piazze, nei bar, nei cortili e in tutti quei luoghi che i ragazzi frequentano. Favorire nelle scuole, anche mediante specifici finanziamenti, attività espressive, sportive, di socializzazione e di aggregazione, in particolare sostenere la creazione di centri di ascolto nelle strutture scolastiche. 

Insomma, come potete vedere alla fin fine anche gli studi più blasonati su questo argomento riportano tutti alla famiglia ed alla scuola; è li che i ragazzi crescono e dovrebbero maturare, a patto che abbiano delle figure di riferimento sane. 

Lasciare alla televisione o al video gioco, il compito di crescere un figlio è una idea folle e malsana. A questo punto fate a meno di metterli al mondo!!

E son convito, che pur conoscendo le causa, ed avendo una indicazione sul percorso da fare per ridurre questo problema, fintanto che non cambieremo noi l’idea di crescere un figlio, questi ragazzi alla fine sbanderanno sempre o da un lato o da un altro. Senza figure di riferimento costantemente presenti è dura per loro crescere, ne possiamo noi pretendere di fare confronti con la nostra di adolescenza: al giorno d’oggi un salto di soli 20 anni cambia totalmente il mondo in cui vivono i nostri ragazzi rispetto a come vivevamo noi. Dobbiamo capire che dobbiamo adattarci per cercare di capirli e venire loro incontro per dare loro quella sicurezza che mancando loro ed innesca questi comportamenti malavitosi, indipendentemente dall’ambiente sociale in cui crescono.

IR

#DicoLaMiaSu: Un’app per parlare e fare selfie con i morti (e qualcuno ci crede pure !!)

Questa, mi mancava: stavo scorrendo le notizie su Ansa.it e mi sono imbattuto in questo articolo su una applicazione che permetterebbe di fare selfy e parlare con chi è passato a miglior vita!!

Leggendo l’articolo le cose non stanno proprio così: non è una applicazione per ghost hunters, ma una applicazione che, una volta generato un avatar 3D, di una persona in carne ed ossa, permette, passando per l’Intelligenza Artificiale, di simulare una chiacchierata con una persona già registrata. Messa così ha già più senso!!

Certo è che al giorno d’oggi, si pretende di fare tutto con la tecnologia: anche parlare con chi non è più tra noi.

Ma davvero ne abbiamo l’esigenza?  È pur vero che l’uomo cerca di comunicare con i morti sin dai tempi delle caverne, ed è una esigenza che lo ha accompagnato per tutto il suo sviluppo sino ai giorni nostri.

Ma cosa porta una persona a credere che possa comunicare con un defunto, quando magari la persona è la prima a non credere ad una vita dopo la morte?

Un cattolico, da per scontato che esista una vita oltre la morte, eppure spesso son proprio cattolici quelli che cercano contatti con l’aldilà pur sapendo che secondo la loro dottrina non dovrebbero farlo. 

Cosa li spinge? L’impossibilità di accettare la dipartita ? L’incapacità di elaborare il lutto? O la speranza di avere informazioni di prima mano da chi, teoricamente in quanto morta, ha accesso alla conoscenza universale?

Qualunque sia il motivo, poi c’è gente che ne approfitta, come per esempio, questi programmatori, che giocando sul sottotitolo dell’applicazione, fanno credere che anche le sedute spiritiche si sono evolute la punto di essere incluse in una applicazione.

Ma ve l’immaginate una applicazione tipo Skype o Hangout che permettesse di inserire nella rubrica i nomi di persone defunte, per una chattata con il il carissimo defunto? Magari chattando perché non c’è segnale spiritico a sufficienza per poter comunicare a voce?

Tornando a bomba, chi fa pubblicità ad una propria applicazione dovrebbe usare un po’ più di giudizio, se non altro, per una questione di immagine. Credono davvero che la gente sia così stupida da bersi qualunque stupidaggine scrivano?

D’accordo la dabbenaggine, ma questi l’hanno proprio fatta fuori dal vasino!!

#DicoLaMiaSu: Chi sono ??

Bella domanda!! Di sicuro una persona curiosa, che ama leggere, informarsi, dire la propria su argomenti vari.

Nato tanti anni fa (1961); il tempo e le situazioni di vita mi hanno formato con una mentalità decisamente aperta. Non sono avvezzo a commentare per il solo gusto di criticare; adoro la critica costruttiva, disprezzo chi cerca di prevaricare, sopratutto in rete, nascondendosi dietro un monitor.

Son gay, ho una relazione di lunga data, oltre 20 anni,  con il compagno che chiamo generalmente marito ormai per dato di fatto. Siamo due persone molto diverse l’una dall’altra, ma questo non ha fatto che arricchire la nostra unione. Non abbiamo, ovviamente, figli. E non credo ne vorremmo alla fin fine.

Non sto ad elencare tutti i miei interessi perché servirebbe un tomo solo per quello. Diciamo che essi vanno dalle ricette tradizionali, ai mandala, alle arti marziali, alla programmazione, allo sviluppo di oggetti informatici e di servizi, Insomma un po’ di tutto, di conseguenza, mi piace dire la mia su un po’ tutto quello che mi capita.

Buona lettura.

IR