#DicoLaMiaSu: CyberBullismo, una piaga che non vuole lasciare la presa sui nostri ragazzi.

Oggi la notizia che mi ha colpito è stata quella dell’arresto della baby gang a Vigevano in provincia di Pavia, per atti criminali degni del padrino di cosa nostra. Qui trovate l’articolo di riferimento dal sito dell’Ansa,

In cosa abbiamo sbagliato, per ritrovarci dei ragazzi in queste condizioni?  Che errori possono aver mai fatto dei genitori per trovarsi in casa un 15enne già delinquente provetto? Dove la scuola ha mancato nel trasmettere valori  che impedissero a questi delinquenti mignon, di diventare quello che son divenuti???

Trovare un perché non è mai cosa facile specialmente quando parliamo dei nostri ragazzi, che non vogliamo credere siano diventati quel che sono.

D’altronde sarebbe facile cadere nell’errore di dare tutta la colpa alla famiglia. Una comoda scusa è una facile soluzione per noi benpensanti facili a rifilare la colpa ad altri. Senza prendere polverosi e grossi tomi di sociologia per trovare una risposta che quei tomi non possono darci. 

O meglio forse potrebbero imbastire una teoria, comoda, facile, tranquilla, ma sempre una teoria resta. Qui il problema è trovare una ragione che sia vera, genuina che ci permetta di affrontare il problema trovando una reale soluzione alla questione.

Di chi sono questi figli, a che livello sociale appartengono, che background culturale hanno. C’è un dato comune che ci permetta di capire cosa genera questo comportamento socio-aggressivo ??

Una ricerca condotta dal Telefono Azzurro del 2004, dal nome “Il fenomeno del bullismo. Conoscerlo e prevenirlo” sottolinea che la provenienza socioculturale dei ragazzi appartenenti alle baby-gang non necessariamente è il frutto di realtà familiari e sociali devianti o disagiate. Anche se queste ultime ne costituiscono la maggioranza, i baby-criminali non vengono solo da famiglie povere, né abitano soltanto nelle periferie degradate delle città, ci sono stati infatti casi di giovani prepotenti che provenivano anche da famiglie benestanti o medio-borghesi.

E più avanti nello steso studio… dietro queste situazioni si nasconde un disagio diffuso che si manifesta in comportamenti antisociali. Un disagio che a volte nasce nell’ambiente familiare. Gli stessi “bulli” sono spesso vittime di stili di vita in cui prevalgono educazioni autoritarie e intolleranti. La problematicità e il malcontento di questi ragazzi “sfocia” in forme di relazione non lecite come appunto la creazione vere e proprie bande criminali. La loro è un inconscia richiesta d’aiuto che spesso rimane inascoltata. Oggi crescere è un’impresa complicata, soprattutto in una società dove sempre più spesso i ragazzi sono lasciati da soli davanti alla tv, educati dal commercio e dalla pubblicità o dal gioco o abito all’ultima moda. Ma allora che fare? 

Considerato che i riferimenti di base per il fanciullo e per l’adolescente sono costituiti, lo abbiamo detto, dalla famiglia e dalla scuola, diviene utile la collaborazione tra gli insegnanti, gli educatori e le famiglie, affinché possano promuovere modalità adeguate di prevenzione. Nel migliorare la qualità dei rapporti con le persone che circondano il mondo degli adolescenti, servono interlocutori, luoghi di ascolto, spazi di azione, gruppi di educatori che parlino nelle piazze, nei bar, nei cortili e in tutti quei luoghi che i ragazzi frequentano. Favorire nelle scuole, anche mediante specifici finanziamenti, attività espressive, sportive, di socializzazione e di aggregazione, in particolare sostenere la creazione di centri di ascolto nelle strutture scolastiche. 

Insomma, come potete vedere alla fin fine anche gli studi più blasonati su questo argomento riportano tutti alla famiglia ed alla scuola; è li che i ragazzi crescono e dovrebbero maturare, a patto che abbiano delle figure di riferimento sane. 

Lasciare alla televisione o al video gioco, il compito di crescere un figlio è una idea folle e malsana. A questo punto fate a meno di metterli al mondo!!

E son convito, che pur conoscendo le causa, ed avendo una indicazione sul percorso da fare per ridurre questo problema, fintanto che non cambieremo noi l’idea di crescere un figlio, questi ragazzi alla fine sbanderanno sempre o da un lato o da un altro. Senza figure di riferimento costantemente presenti è dura per loro crescere, ne possiamo noi pretendere di fare confronti con la nostra di adolescenza: al giorno d’oggi un salto di soli 20 anni cambia totalmente il mondo in cui vivono i nostri ragazzi rispetto a come vivevamo noi. Dobbiamo capire che dobbiamo adattarci per cercare di capirli e venire loro incontro per dare loro quella sicurezza che mancando loro ed innesca questi comportamenti malavitosi, indipendentemente dall’ambiente sociale in cui crescono.

IR