Domanda su Quora Italiano…

È giusto per i genitori curiosare nel cellulare dei propri figli?

Controllo Cellulare Figlio

Il mio pensiero in merito è il seguente:


Personalmente dico si. Non sono un genitore per cui rispondo più a pelle che per esperienza diretta.

Credo che avere l’accesso totale al cellulare, e di conseguenza tenere monitorate le attività svolte sull’apparecchio, di un/a figlio/a sia un diritto del genitore, così come un dovere.

Proteggere i propri figli dai rischi che la rete ha insitamente presenti credo, al giorno d’oggi, sia uno dei doveri fondamentali di un genitore.

Quello che trovo sbagliato non è il controllarli, ma il farlo a loro insaputa, questo si lo trovo deleterio.

Bisogna spiegare al figlio, quando gli si da in mano l’apparato, che sarà monitorato; questo secondo me aiuterà il figlio a capire che comunque una figura di riferimento sarà presente; ed è una cosa necessaria visto l’eta, ormai ridicola, a cui si da un cellulare ad un figlio al giorno d’oggi.

La cronaca, purtroppo, alla fin fine mi da ragione. Il cellulare non deve diventare l’erede del televisore ossia qualcosa con cui tenere impegnato il figlio e non dovergli dare bado.

Va spiegato al giovane per cosa gli viene dato e che sarà controllato in maniera non periodica dai genitori.

La mancanza di periodicità nel controllo ha due scopi:

  1. rendere il giovane più attento non sapendo quando il controllo avverrà;
  2. stimolare il senso di responsabilità perché sa che nel periodo, tra un controllo e l’altro, sarà lui a dover decidere cosa poter fare e cosa no.

Questo discorso lo espanderei anche al controllo del computer in uso dal giovane, altro tema molto dibattuto.

 

Tu come lo leggi un post ?

Tu come lo leggi un post? 

Così mi è stata posta la domanda, e devo dire che non ci avevo mai pensato e mi sono chiesto: “esisterà un modo corretto di leggere un post ?”

Sembra una domanda stupida, ma pensandoci bene non lo è per nulla a mio avviso. Ovviamente il come sarà soggettivo, ma ci saranno sicuramente delle cose in comune a tutti nel modo in cui affrontiamo la lettura di un post quando lo facciamo.

Personalmente divido i post in due grandi categorie:

  1. post di persone a me già note come blogger o scrittori di articoli in generale;
  2. post di persone che ancora non ho mai letto.

A monte ancora la grande scrematura con l’eliminazione di tutti quei post che iniziano con cose tipo:

  • X modi per…
  • Ho fatto X volte questo e cosa è successo non potevo immaginarlo (e simili ovviamente)
  • X giorni per diventare…
  • Fai questa cosa X volte e …
  • Ti insegno come si fa a diventare…

Questi post, fin dove posso, li elimino automaticamente a monte, dove non posso li evito di norma comunque per motivi che non credo serva spiegare: diciamo che in linea di massima evito i post che possano essere dei clickbite senza un reale interesse.

Una volta trovato il post che mi interessa, controllo se, o meno, sia di un autore a me noto. Se si posso ancora filtrare se l’autore in passato ha mostrato post che non mi interessavano. Altrimenti passo alla lettura che faccio in diverse fasi.

Un post di Medium per esempio, lo elaboro in 5 fasi:

    1. Prima lettura: mi occupo più di tutto di capire bene cosa l’autore sta dicendo, perché e se ha, per me, qualche utilità immediata o futura.
    2. Rileggo il testo e verifico eventuali errori tipografici, come le classiche sviste sul verbo essere con l’accento sbagliato e stesso vale per le parole come perché, può e simili. Nel caso le trovo e sono in versione web, al momento della lettura, apro una nota privata e segnalo gli errori all’autore.
    3. Riparto da zero ed evidenzio le parti che per me hanno un senso particolarmente importante. Sono tentato di commentare ogni evidenziazione un po’ vecchio stile mailing list, ma cerco di evitarlo perché mi rendo conto che, per l’autore aprire 10 messaggi diversi per un solo post da un solo lettore, sia un po’ una scocciatura. Per cui cerco di riassumere, di solito, il tutto in una, al massimo due, risposte all’articolo.
    4. Passo successivo, se per me ha un valore come post, attivo la raccomandazione cliccando sul cuore in fianco, o in fondo, al pezzo e condivido sui miei social.
    5. Ultima cosa, non sempre necessaria, se mi serve poter recuperare il post, in un futuro non immediato, lo inserisco nel book mark così da poterlo reperire quando mi servirà; oppure, se sono in mobilità, mi mando il link sul mio account Telegram oppure, sempre tramite la condivisione, mi creo una nota su Evernote.

Come vedete ho la mia routine nel leggere un post. Voi ne avete una che seguite sempre? Oppure andate ad istinto a seconda del post che vi trovate a leggere in quel momento?

Fatemi sapere!!

 

 

 

Parlamento Europeo quasi vuoto per la discussione della redistribuzione dei chiedenti asilo.

Questa mattina si è riunito il Parlamento Europeo per discutere, e trarre le fila, del semestre di presidenza maltese, tant’è che era presente anche il premier maltese Joseph Muscat. Uno punti centrali della discussione, doveva essere, la messa in opera del piano di redistribuzione dei richiedenti asilo, che chiaramente non sta funzionando.

Visto l’importanza della discussione, ci si aspetterebbe che l’aula fosse quasi che piena, ed invece erano presenti solo trenta, e si ripeto trenta, deputati europei oltre al presidente uscente Juncker.

Quest’ultimo, quando gli è stata data facoltà di parlare, ha espresso il suo malcontento molto chiaramente: “Siete ridicoli,” ha esordito Juncker, “Se avessimo avuto qui Angela Merkel o Emmanuel Macron, avremmo avuto l’Aula piena. Il Parlamento non è serio. Non parteciperò più a questo genere di dibattiti“.

Il presidente in carica, l’italiano Tajani,  ha subito censurato Juncker dicendo: “Non le consento di dire che il Parlamento è ridicolo.” Aggiungendo anche: “Non le consento di usare questo linguaggio, è il Parlamento che controlla la Commissione e non il contrario! 

Juncker non ha mollato la posizione rispondendo a voce alta “Siete ridicoli!” ed a quel punto ha rinunciato a proseguire il suo intervento.

Che dire? A memora di europei, di uno scontro così diretto e duro nell’aula di Strasburgo, non si ha riscontro; ma ha poi cosi torto Juncker?

Io credo di no: con una questione così importante da discutere, trovarsi in aula solo 30 deputati , ossia circa il 5% degli aventi posto, sicuramente ha fatto saltare la mosca al naso dell’ex presidente. Come si fa a dargli torto ?

Capisco che Tajani non abbia inteso il perché della così accorata manifestazione di Juncker: qui in Italia che l’aula del Parlamento sia pressoché vuota in casi di discussioni molto importanti è quasi la regola, per cui il povero Antonio si è sbalordito nel sentirsi dare del ridicolo per quella che per lui è una situazione pressoché ordinaria.

Peccato che il Parlamento Europeo dovrebbe essere ben diverso da quello Italiano o Spagnolo o Greco o di un qualunque altro paese europeo. Dovrebbe essere un modello di funzionamento a cui aspirare e non un modello scopiazzato di uno dei peggiori parlamenti europei come quello italiano!!

In un momento come quello attuale, poi, in cui  nazionalismi e populismi premono per lo scioglimento del Parlamento Europeo o quanto meno per l’uscita dei rispettivi paesi da questa istituzione, dare spettacolo in tal modo negativo, sicuramente non è d’aiuto e questo Juncker sicuramente l’ha capito: per questo ha avuto, secondo me, questo scatto di orgoglio Europeo.

Uno scatto che dovremmo emulare? Secondo me si: se si vuole che questo benedetto Parlamento Europeo, alla fin fine, diventi qualcosa di davvero efficiente, funzionante e davvero rappresentativo, non si può accettare che ad una riunione partecipi un ridicolo 5% dei rappresentanti. 

Io, quanto meno, renderei nulla la seduta in caso di assenza del 50% +1 dei rappresentanti.  

Voi che ne pensate?

La sincerità paga. Sempre!

Avete mai dovuto subire una infiltrazione? Quella pratica in cui ti infilano l’ago della siringa in una o più articolazioni o punti vari del corpo per cercare di darti sollievo da un dolore intenso? Io si: tre volte con oggi!

La prima fu ad una caviglia: era divertente vedere il medico disegnare una specie di disegno con cui prendere la mira per eseguirla. Disegnò due cerchi concentrici e poi una croce: chiaramente il punto di intersezioni delle due righe perpendicolari doveva essere il punto in cui infilare l’ago. Era tutto divertente mentre se ne parlava e lui disegnava quella specie di bersaglio, che però non era fatto per giocare al tiro al bersaglio. O meglio il bersaglio c’era, ed ero io, ma al posto delle pallottole o delle frecce o freccette c’era un ago di una siringa bella capiente, con un liquido che doveva essere iniettato li. Smise di essere divertente quando il medico ordinò, ad uno degli infermieri novelli, di andare a prendere non so cosa non so dove; appena sparito dalla sala il giovanotto, il medico sghignazzando mi disse: “ho dovuto mandarlo via perché è un infermiere, ma tende a svenire quando vede infilare un ago all’interno di una articolazione… ah ah ah” e come se la rideva il medico!! Alla fine arrivò il momento di procedere ed io non ero più tanto allegro come lo ero mentre preparava quel bel ‘bersaglio’ sulla mia caviglia. Lo fui molto meno quando ad operazione finita l’infermiera mi disse, cercando di usare un tono di complimento: “Si vede che sei un militare: nemmeno un urlo!!”. Bastarda: allora lo sapevi che faceva un male cane!!!

La seconda volta fu ad una spalla: ero ricoverato in reumatologia per i miei soliti dolori alle gambe, e visto che mi faceva male, anche, una spalla il medico mi disse: “ok dai ti faccio fare una infiltrazione dalla dottoressa XXXX”. Visto l’esperienza passata, gli domandai quanto male avrebbe fatto e lui, quasi stranito dalla mia domanda, mi rispose: “Guarda, qui in ospedale quando ce da fare una infiltrazione, ad un medico o ad un collega, tutti vogliono che sia fatta dalla dottoressa XXXX perché è bravissima!!” Non ero molto convito, ma il dolore alla spalla era talmente violento da farmi decidere di sopportare quell’ulteriore dolore se c’era una vaga possibilità che mi aiutasse. Il mio medico aveva ragione: la dottoressa XXXX fu bravissima: sentii solo il classico pizzicore dell’ago che entrava nella pelle, per il resto non sentii altro!! Le feci i miei complimenti raccontandole il doloroso ricordo dell’esperienza della caviglia. Chiaramente medico non morde medico per cui la dottoressa XXXX trovò mille scuse per cui quell’ortopedico mi fece male; ma leggendole negli occhi capii che lo faceva solo per non dare dell’incompetente ad un collega.

La terza volta è stata oggi: ne avevo parlato con la mia dottoressa abituale, e lei mi disse che visto che il medico è un chirurgo e che lavora solo in quel campo, da sempre, IPOTIZZAVA che non avrei sentito alcun dolore, per cui potevo stare tranquillo. Fortunatamente il medico di stamane è stato onesto: mi ha detto chiaramente che mi avrebbe fatto una anestesia locale per ridurre al minimo il dolore, ma che era inevitabile che ne avrei sentito per qualche secondo quando avrebbe raggiunto il nervo interessato all’intervento. Ho apprezzato la sua sincerità, anche perché così non sono stato preso alla sprovvista, al momento in cui ha fatto male, perché ero preparato a sentirlo e mi ero mentalmente condizionato a gestirlo. 
Alla fine devo dire, che al di la della bravura della dottoressa XXXX, delle tre situazioni ho preferito quella di oggi: anche in medicina secondo me l’onestà paga: che senso ha dirmi: “non sentirai nulla” quando sai che non è assolutamente vero?!?!?

Così, anche se mi hanno predetto che, probabilmente, fra 15 giorni dovrò ripetere il trattamento, la cosa non mi spaventa: so che tipo di dolore sarà e saprò gestirlo come oggi. Non sarà una cosa a tradimento, impossibile da gestire perché quando arriva il dolore è troppo tardi. Grazie per la tua onestà Merci… grazie davvero!!

Manuale sul come tenere un diario con software gratuiti.

Come promesso nel post precedente, riposto il documento sul come creare e gestire un diario usando software gratuiti come LibreOffice ed Evernote.

Il documento in formato e-book (.epub): lo trovate qui.

il documento in formato PDF (.pdf): lo trovate qui.

Buona lettura.

#DicoLaMiaSu — Del tenere un Diario

          

Difficile spiegare ad un adulto a cosa serva un diario: pensano tutti che sia una cosa per adolescenti, da tenere nascosto sotto il letto, o il cuscino, magari con un piccolo lucchetto (ridicolo), per proteggere la propria privacy.

Il diario, invece, ha diversi utilizzi per persone adulte: dal migliorare la propria scrittura; al ricordarsi a distanza di tempo, anche di anni, cose avvenute e relative sensazioni e stati d’animo, legati a quel fatto.

I diario più comune quello che di solito si inizia con: «Caro diario…» ossia quello privato e personale; ma di diari ne possono esistere di tanti tipi diversi, per esempio:

  1. diario di lavoro; 
  2. diario di viaggio;
  3. diario dei propri hobby;
  4. un foto diario.

Insomma si possono tenere diversi tipi di diari a seconda delle proprie esigenze, ricalcando l’elenco appena compilato:

  1. Il diario di lavoro, generalmente, viene compilato per tenere traccia dei progetti in corsa o dei progetti terminati, con annotazioni sulle difficoltà e/o tempi impiegati;
  2. un diario di viaggi può riguardare un singolo viaggio/vacanza oppure più viaggi dipende dal perché si decide di compilarne uno;
  3. il diario degli hobby ha un po’ lo stesso senso del diario di lavoro, ma per i nostri passatempi: di conseguenza sarà meno formale e meno rigido di quello di lavoro;
  4. il foto diario non è necessariamente il diario di un fotografo: chi al giorno d’oggi non fa centinaia di foto con il proprio cellulare o la propria macchina fotografica; e non necessariamente solo quando si è in vacanza!!

Come si può vedere di diari se ne possono tenere di diversi tipi, per i più svariati motivi: sta solo a noi decidere se tenerne uno o più. Se si entra più nel tecnico la differenza tra un diario singolo diversi diari e che il secondo prende il nome di diario aggregato; ma questa è solo una questione tecnica.

Al di là del questione che sia un diario cartaceo o un diario digitale, la cosa forse più difficile è creare l’abitudine a tenere un diario. Non serve certo che lo aggiorniamo ogni ora, oppure ogni giorno, dipende molto da cosa vogliamo riportare nel diario. Diciamo che l’ogni quanto aggiornarlo dipende anche dal tipo di diario che vogliamo tenere. Una cosa è certa: se mantenere un diario diventa una fatica allora si perde il piacere nell’averlo e tanto vale lasciare perdere!

Io già mi immagino i visi sorridenti di molti al solo pensare di dire che tiene un diario, ma non dovete mica raccontarlo in giro!! Il diario deve essere una cosa sicuramente privata. Se scriviamo un diario, dobbiamo farlo avendo la certezza che quello che scriveremmo non verrà letto da altri: controllarsi su quello che si scrive, per paura che venga letto da altri, toglie uno degli scopi del diario stesso, ossia poter scrivere a ruota libera!! 

Nel nostro diario dobbiamo poter scrivere liberamente: se qualcuno ci sta antipatico e vogliamo appellarlo con le peggio definizioni possibili, dobbiamo essere liberi di poterlo fare. Altrimenti facciamo a meno di tenerlo questo diario! Uno degli scopi primari del tenere un diario personale è proprio quello di poter scrivere tutto senza alcun freno: ne per il linguaggio, ne per i concetti. Si deve avere la certezza che solo noi poseremo gli occhi su quello che viene scritto altrimenti la funzione liberatoria, quasi terapeutica, dello scrivere a se stessi o ad un amico immaginario, il diario, viene a cessare.

Va da se, a questo punto, che tra il cartaceo ed il digitale, il secondo risulta più facile da gestire. Questo perché a livello di computer al giorno d’oggi le possibilità di proteggere i nostri documenti sono alla portata di tutti. Che sia un pc Windows, o un Linux o un Mac, i metodi non mancano ed abbondano, quindi rispetto al formato cartaceo, quello digitale risulta più pratico per gestire il/i nostro/i diario/i che siano personali o che siano di altra natura.

Esistono due vie anche in questo caso: appoggiarsi a programmi appositamente scritti per gestire diari, oppure usare normali programmi che sono disponibili per qualunque piattaforma: sui due piedi mi vengono in mente Microsoft Office, LibreOffice, Pages e tanti altri ce ne sarebbero: dipende molto da che tipo di sistema stiamo usando. 

Su come tenere praticamente un diario ho già scritto un altro articolo, ma lo riproporrò per chi se lo fosse perso, al momento mi interessa più parlare del perché tenerlo! 

Chiaramente io sono uno di quelli che tiene un diario, più di uno in realtà, e devo anche sorprendervi dicendovi che da giovane non ne avevo mai tenuto alcuno! 

Eppure iniziare a tenerne uno mi ha aiutato molto a capirmi decisamente di più: non avevo idea di che aiuto potesse essere rileggere a distanza di tempo il perché di determinate scelte o prese di posizione. Mentre mi fu di immediata comprensione potermi sfogare scrivendo le peggio cose su quella determinata persona che non potevo, per motivi vari, attaccare in quello specifico momento.

Scrivere una pagina del nostro diario ha un che di liberatorio: ti permette di essere sincero senza far male a nessuno; e non mi si venga a dire che, per coerenza, si dovrebbe essere sempre sinceri, perché, nella vita di tutti i giorni, questo non è possibile.

Pensateci un attimo: attacchereste il vostro datore di lavoro dandogli dello stupido? Attacchereste l’insegnate di vostro figlio, sapendo che poi la farebbe pagare alla vostra prole? E di esempi simili il vissuto quotidiano è pieno! Per cui ben venga un mezzo che ci permetta di dire davvero tutto quello che ci va di dire su quella persona o quel fatto accaduto.

Diciamo che il diario ci permette una retrospettiva sulla nostra vita: io ho trovato molto utile capire il perché, di certe scelte fatte in passato, o il perché di certe prese di posizione in quel preciso momento. Nella vita frenetica di questi tempi, capita molto spesso di agire in risposta ad uno stimolo, senza avere il tempo di calcolarne le conseguenze, siano esse positive o negative; ed il poterle riaffrontare, con calma, rileggendosi dopo un certo lasso di tempo, ha una forte componente analitica su se stessi, questo a mio parere quanto meno.

Per cui forza: trovate un momento della giornata solo per voi, mettetevi comodi con un pezzo di carta ed una penna alla mano, oppure alla tastiera del vostro computer/tablet o quant’altro, ed iniziate a tenere traccia della vostra vita quotidiana, fra qualche tempo sarete d’accordo con me sui suoi risvolti positivi, fidatevi!!


#DicoLaMiaSu — Matrimonio postumo: ardua scelta.

MatrimonioPostumo


Io capisco tutto, capisco l’amore, quello con la A maiuscola, capisco il dolore per la perdita del compagno della tua vita, capisco poi il modo in cui l’hai persom un attentato, che rende tutto ancor più triste, ma ci sono dei limiti, secondo me, che comunque non andrebbero separati.

Leggevo questo articolo stamane in cui il povero Etienne ha deciso per quella che io reputo la decisione più difficile della sua vita: il matrimonio postumo.

Premesso che nemmeno credevo fosse possibile una cosa del genere, da noi credo di poterlo escluderlo quasi a priori, ma in Francia evidentemente la cosa è possibile visto che l’ha fatto, mi domando che senso abbia un matrimonio postumo?

Al di la delle motivazioni, dalle male lingue tipo poter accedere così ad un eventuale asse ereditario, non riesco a capire cosa possa spingere un essere umano a sposare una persona morta. Personalmente credo nemmeno il sentimento dell’amore giustifichi una simile decisione.

Allora cosa può essere passato per la testa di Etienne per arrivare ad una simile decisione? Non riesco nemmeno ad immaginare quanto e quale sia l’intensità del dolore che deve vivere a così poco tempo dal lutto, ma sinceramente credo che più che un matrimonio postumo, lo aiuterebbe un supporto psicologico, per elaborare il lutto che evidentemente non riesce a gestire.

Non voglio pensare come si senta dopo il matrimonio, avendo realizzato che questa cosa non lo sta aiutando per nulla nell’elaborazione del dolore di una perdita così grande come il compagno della propria vita.

Non so se abbia un senso o meno: anch’io ho una relazione stabile da più di vent’anni con il mio compagno, e da quando è passata la legge sulle unioni civili stiamo prendendo in seria considerazione di legarci uno all’altro in maniera ufficiale, ma dovesse mai morire, Dio non voglia, non credo riuscirei nemmeno a pensare ad una cosa come un matrimonio postumo.

E non oso immaginare, nemmeno, come possa aver preso la cosa la famiglia del suo compagno. Cercate di mettervi nei loro panni: perdete un figlio, per un attentato, ed la/il sua/o compagna/o vi dice che vuole celebrare un matrimonio postumo. Voi come vi sentireste a ricevere una simile richiesta?

Mi rendo conto che sono situazioni tremendamente personali, ma mi rendo anche che una situazione del genere potrebbe capitare a chiunque di noi non sia già sposato. Voi come la gestireste una simile cosa? Sia come compagno superstite della coppia, sia come genitori del/la dipartito/a?

 

#DicoLaMiasu — Origin: Recensione di un editor disctraction free.

Origin

Un editor dichiaratamente distraction free


Editor Origin provo a dire la mia su questa applicazione: primo impatto niente male: sfondo scuro, testo chiaro, carattere SansSerif, cosa che pare piuttosto difficile da trovare al giorno d’oggi nei vari editor on line tipo Medium o WordPress.

L’effetto macchina da scrivere è sicuramente simpatico e carino, ma lo trovo in contrasto con la tecnologia ‘distraction free’ dell’applicazione: vedere tutto il testo che si sposta, come sulla vecchia macchina da scrivere meccanica, tutto fa tranne che non distrarti: manca solo anche l’audio che simola il ticchettio di una vecchia olivetti.

Non viene gestita la correzione automatica: grande limitazione a mio avviso., ma accetto che i puristi del distraction free lo richiedano, sebbene bastava usare una voce menu per abilitare/disabiliare questa funzione piuttosto che renderla assente per forza. Abituati, come siamo, quasi tutti, alle correzioni ed alle sostituzione automatiche del testo, questa cosa, a mio parere, rallenta più che aiutare.

Altra cosa: appena installato l’editor è automaticamente in lock mode: ciò comporta che non potete usare il tasto Backspace. Se fate un errore di digitazione, e ve ne accorgente, non c’è modo di correggere. Ora capisco tutto, ma lo trovo insensato, e pure il programmatore alla fine deve aver convenuto con me, perché ha messo una comoda voce del menu per disabilitare questa modalità bloccante, che in tutta sincerità, non riesco proprio a capire.

Per esempio se scrivo piu, qualunque editor di testo lo correggerebbe subito in più automaticamente. Se scrivo lattuale, almeno, su Mac, mi viene corretto automaticamente in l’attuale, e visto che se si e in modalità bloccato non posso nemmeno tornare indietro con il backspace per correggere l’errore, una volta fatto il danno quello resta li!

Ribadisco: d’accordo il ‘distraction free’, ma nemmeno devo metterci più tempo poi, ad editare tutte quelle cose che di solito vengono gestite automaticamente anche dal più scrauso degli editor di testo.

Arriverei a dire, a questo punto meglio VI che almeno non fa scorrere il testo avanti ed indietro distraendo eccome la digitazione  del testo.

Già mi è ostico capire perché non possa tornare su una riga al di sopra a quella in cui sto scrivendo: persino una macchina da scrivere meccanica permette di riavvolgere il foglio!! Perché il programma no ?

Sembra, quasi, che il programmatore abbia voluto far trovare lo scrittore  in una condizione, direi alienante, in cui ciò che è stato digitato è stato digitato e  fine della discussione!

Mi ha fatto venire in mente quell’altro editor di cui non ricordo il nome, in cui , prima di iniziare a scrivere il tuo capitolo/articolo/post, devi impostare il numero di battute che prevedi di fare in N minuti; se non mantieni quello che hai impostato in termine di caratteri per totali minuti, perdi tutto perché viene cancellato dal programma; ora capisco l’incentivare, ma questo davvero mi pare quasi masochistico anche per il più produttivo degli scrittori !!

Tornando ad Origin direi che ha fallito il suo scopo, almeno per quanto mi riguarda: renderà pure la digitazione distraction free, ma lo rende anche molto più complicated addicted in fase successiva di edizione!!

Niente stelline per questo editor e sicuramente non lo consiglio se qualcuno cerca un buon editor distraction free, piuttosto anche Pages in oSX, in modalità distraction free, se la cava meglio !! Il che, è tutto dire !!

#DicoLaMiaSu — Certo che Mr. EV Williams hai proprio na faccia di tolla!!

Prima fai il fesso e poi ti lamenta!!


Leggevo questo articolo stamane e quando sono arrivato a questo punto sono quasi saltato sulla poltroncina!!

Ma l’impatto è immenso anche per il mondo dell’editoria: un campo dove, scrive il Times, l’opera di Williams ha avuto implicazioni paragonabili a quella di Gutenberg. Il fatto che Medium, basata non sulla pubblicità ma su una forma di abbonamento, non stia funzionando — a gennaio è stata costretta a licenziare un terzo dei dipendenti — , indica il rischio che l’architettura del web non sia fatta per supportare la qualità, ma la quantità. «I sistemi basati sulla pubblicità», spiega, «premiano inevitabilmente l’attenzione di molti utenti. Non possono premiare la risposta corretta. I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità».

C’e’ qualcosa che non mi torna: Medium Italia l’hai licenziata ben prima che proponessi la questione dei 5$ di abbonamento !!

Poi se avessi chiesto una cifra più accettabile, molta più gente, secondo me, si sarebbe iscritta: io per primo.

I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità».

Poi qualità per chi ? Per gli americani forse!! Visto che hai liquidato le redazioni nazionali ben prima di avviare il progetto registrazioni a pagamento. Non ti interessano i mercati locali? Ci vuole cosi poco… limita l’accesso agli americani.

Proporre un abbonamento a 60$ l’anno, ossia il doppio del costo medio di una pubblicazione negli states, la dice lunga su a cosa tu puntassi; e non di certo puntavi ad ampliare il parco utenti iscritto.

Come tutti qui dentro (intendo imprenditori in rete) miravi ai soldi. Questo non lo considero sbagliato, ci mancherebbe: tutti la pensiamo nello stesso modo ossia nessuno fa qualcosa per nulla; ma da li a cercare di propinare un furto come iscrizione per materiale di qualità, ne passa!!

Ma no!! Per ingrossare le fila ti servivano quanti più utenti possibili, cosi da creare una apparente base abbondante e nutrita prima di iniziare a chiedere soldi in cambio di questa abbondante e nutrita base.

E ribadisco, non sono di quelli che crede che uno debba vivere d’aria. Offri un servizio, ci sta che te lo paghi, se ne val la pena, ma al giusto prezzo.

Invece, caro il mio Mr. Ev Williams, hai voluto strafare, e chiaramente la cosa ti si è ritorta contro. Da li, però, a dire che internet si è rotta, solo perché la gente non subisce da beceri un furto propinato come servizio… beh forse è tempo che torni con i piedini per terra cocco!!!

#DicoLaMiaSu: I governi insistono a chiedere i dati codificati degli IM. E noi ?

Chiavi-Assimetriche

UK torna a chiedere l’accesso ai dati protetti delle chat di applicazioni come WhatsApp, Telegram e simili.


Come era da previsioni, dopo che è girata la voce, poi nessuno, che io abbia letto, l’ha confermata, che l’attentatore di Londra abbia usato WhatsApp per organizzare l’attacco, il governo inglese torna alla carica con le richieste di poter accedere alle chat criptate dei vari programmi di IM come WhatsApp, Telegram etc etc.

In passato la scusa erano i pedofili, adesso la scusa sono i terroristi, cambia periodo, cambiano i soggetti, ma le richieste son sempre le stesse.
Ma d’altronde il Regno Unito ha una tradizione piuttosto forte sulla questione intercettazioni di massa. Sembra quasi che tra loro e gli Americani, ci sia un cordone ombelicale che li tiene congiunti, in queste faccende di intercettazioni di massa
: non importa quale sia il motivo; l’importante é poter controllare tutti indiscriminatamente e con il favore , almeno apparente, della legge.

Al di la della questione tecnica, che renderebbe apparentemente accontentare le richieste del Regno Unito, non riesco a capacitarmi del fatto che una volta chiarito, a fonte di prove inoppugnabili, di vari giornalisti, sia cartacei che informatici, continuino a vuole far passare come bene per il cittadino questa mania del controllo totale. È vero, rilanciando il discorso ogni volta che accade qualcosa inerente la pedofilia o il terrorismo, giocano sui sentimenti straziati o indignati del momento, ma dovrebbero aver capito, ormai, che la gente, passata l’onda emozionale, non ci casca più in quelle motivazioni di facciata, per le quali fanno queste assurde richieste.

Sembrano poi ignorare che esiste una galassia di programmi IM corredati di cifratura, per cui come pensando di poter imporre a tutti i programmatori, di questa micro galassia, di cedere alle loro richieste??? Tra le altre cose, e per fortuna, non tutti usano lo stesso sistema per garantire la codifica delle comunicazioni, per cui non posson nemmeno sperare di trovare una soluzione comune a tutti questi programmi che, una volta applicata, risolva loro il problema.

Salvo una backdoor chiaramente, ma chiunque crei programmi di IM che pretenda di vendere, o vedere installata la propria applicazione in massa, non può correre il rischio di essere sputtanati dal primo specializzato che arriva, dimostrando che hai una backdoor attiva sul tuo programma. Proprio perché ne esistono tanti, di IM, uno ci mette meno di 30 secondi per disinstallare la tua con la backdoor ed installarsene un altro !!

Insomma i governi devono mettersi in testa che su questa cosa non la spunteranno mai. Avevano qualche chance quando WhatsApp non aveva attivo ancora la possibilità di codificare i propri dati: essendo una delle poche che ancora non aveva attivato questa particolarità gli altri programmi IM potevano correre il rischio di vedersi inibire l’accesso da questo o quel paese, con la scusa della protezione del libero cittadino; ma ora che pure WhatsApp si è unita alla comunità di coloro che proteggono la privacy dei propri utenti, i vari governi, non hanno più punti, su cui fare leva, verso produttori come Telegram, Signal o altri.

Non che WhatsApp l’abbia fatto per la tutela del loro paro clienti, l’ha fatto perché si è accorta che altri IM, che prevedevano la codifica delle conversazioni, gli stavano portando via clienti. E sappiamo tutti come ragionano le aziende quando si vedono rodere il plafond di clientela: «Risolviamo il problema in qualche modo!!» sicuramente è stato l’urlo di battaglia lanciato da qualche amministratore delegato di WhatsApp!!

E l’unico modo per poter provvedere a quell’ordine era fornire un servizio, quanto meno sicuro almeno come gli altri IM in circolazione che si stavano rodendo il loro pacchetto clienti.

E di conseguenza squillino le trombe, mandate corrieri ai quattro angoli del mondo e diffondente la notizia: «WhatsApp rende disponibile la codifica delle conversazioni da questa data!!».

E questa notizia ha tagliato definitivamente le gambe a quei governi che minacciavano il blocco dell’uso di WhatsApp in questo o quel paese. Bloccare l’accesso a questa o quella applicazione perché permetteva di rendere non leggibili le conversazioni a terzi, corrispondeva a denunciare il vero scopo dei governi interessati che aveva portato al blocco.

Se vi ricordare succedeva piuttosto spesso con Telegram quando era ancora l’unica a proporre le chat codificate e succedeva in Brasile: paese noto per la sua deriva democratica. Da quando anche WhatsApp si è aggiunta al pari delle applicazioni che permettono la codifica, guarda caso, in Brasile non sono più occorsi blocchi da parte dello stato all’accesso a Telegram o altri IM: tanto ormai offrono tutti la codifica delle conversazioni per cui quel metodo non aveva più senso.

Quello che mi lascia più perplesso, al di la dei governi che tentano di mettere il naso nelle nostre chiacchierate con gli amici, è il fatto che poi lo stesso popolo che richiede servizi di cifratura per le loro chiacchierate, non facciano assolutamente nulla per proteggere loro altre fonti di informazioni, come la posta elettronica o i propri siti, personali o aziendali che siano.

Contrariamente a quanto si pensa l’arrivo delle app di IM non ha reso l’uso della posta elettronica meno intenso, tutt’altro. Specialmente a livello di lavoro, il volume della posta elettronica non ha subito alcuna flessione. Eppure sappiamo che quasi tutti i governi accedono alle nostre email leggendosi quello che vogliono quando vogliono. Come esiste la codifica delle conversazioni esistono anche metodi per proteggere anche le nostre email. Solo che il popolo è pigro per cui continua a farsi legger le email, ma vanta di avere il sistema per chattare più sicuro che esista al momento.

Sull’onda delle richieste di governi come quello del Regno Unito, nascono poi delle aziende che offrono email sicure con codifica, a patto che l’altro utente usi lo stesso servizio, o accetti di ricevere una mail con un allegato ed una password per leggere l’allegato.

Quello che mi fa sorridere è che queste aziende, per esempio la ProtonMail non fanno altro che fare quello che l’utente potrebbe fare da solo: ossia usare strumenti come GPG per proteggere la propria privacy anche nella corrispondenza elettronica. Ti fornisce una chiave, e tu la usi in maniera trasparente per mandare mail codificate alla tua controparte. Cosa che potresti fare da solo e con qualunque provider, per assurdo con la peggiore in assoluto, in fatto di violazione, delle tue mail: ossia il servizio posta di Google: gmail.

Però piuttosto che mettesti li a studiare 30 minuti come si genera una chiave come usarla, preferiamo dare mandato, in modo silente, a qualcun altro che lo faccia per noi. Risultato? Vuoi una casella con accesso codificato che abbia un minimo di spazio per tenere tutta la tua mail di lavoro?

PAGA. Quando potresti farlo gratuitamente se solo ti prendessi la briga di studiare 30 minuti il metodo usato dalla stessa ProtonMail.

«Chi è causa del suo mal, pianga se stesso» cita un vecchio adagio, ed in questo caso mai fu più vero!! Pagate la ProtonMail, Safe-Net od altre aziende che hanno capito che siete disposti a pagare, piuttosto che imparare a questo punto sono solo affari vostri !!

Io continuo a farlo per conto mio, ed a titolo gratuito, però mi spiace vedere buttare via i soldi, indipendentemente che siano di una azienda o di un privato.